Rete Civica | Servizi | Impresa | Salute | Cultura e Territorio | Sport
Cultura   La STORIA del Friuli 
 
       Ristoranti dell'Ocanovitą
       Il RE dell'invernonovitą
       Scuole
       Storia del Friuli
 - Età del Bronzo
 - Età del Ferro
 - Veneti e Celti
 - Aquileia e i Romani
 - Aquileia e i Cristiani
 - Le invasioni barbare
 - I Longobardi
 - Alto medioevo
 - Vescovi e Patriarchi
 - Feudi e Comuni
 - Lo stato Patriarcale
 - Venezia e il Friuli
 - Il Parlamento
 - La Popolazione
 - Palmanova
 - Gorizia e Gradisca
 - I Turchi
 - I Veneziani
 - L'Italia
 - Napoleone

       Storia della "Bassa"
       Memorie storiche
       Territorio
       Artisti della zona
       Associazioni Culturali
       Gastronomia

 

 


Vescovi e Patriarchi

Il Vescovo è il nuovo «senatore» della città romana, classica e tardo antica. I suoi poteri aumentano di pari passo con l'estendersi del sistema feudale, nominalmente importato dai Carolingi. Egli ha demandato alle Pievi del territorio la facoltà di amministrare i sacramenti e, principalmente, di battezzare, che per lungo tempo aveva riservato a se stesso e a nessun altro. La caparbietà con cui S. Ambrogio, alla fine del IV secolo, assolveva a questa funzione, è ben risaputa. Ora, il vescovo è il «difensore della città», in qualche caso ne è anche il padrone temporale e, ove è in atto - non ancora da noi - il formarsi della piena autonomia comunale, il vescovo partecipa attivamente alla costituzione dei primi Consigli comunali.

Al vescovo di Aquileia, trasformatosi in «patriarca» (un secondo, si è visto, ne esiste nella vicina Grado rimasta ai Bizantini) compete l'amministrazione spirituale della sua diocesi, ma lentamente gli vengono concessi da principi e imperatori privilegi e immunità soprattutto di tipo patrimoniale, tanto che poco oltre la metà dell'XI secolo il vescovo si ritrova ad essere il dominus della «piccola patria friulana», storicamente ed etnicamente estesa tra i fiumi Livenza ed Isonzo, con pieni poteri spirituali e temporali (tranne la sovranità che spetta all'Imperatore, di cui egli rimane pur sempre un vassallo) su tutto il territorio.

La formazione dello Stato patriarcale si compie anche su sollecitazione della valanga ungarica, che a più riprese si rovescia sulla regione tra la fine del IX secolo e la metà del X. L'incastellamento delle terre, oltre che fenomeno legato al dissolvimento del potere centrale, è senza dubbio principalmente dovuto al terrore ungarico, come del resto è provato dalla rapidità con la quale gran parte dell'Italia settentrionale provvede ad erigere castelli in ogni dove, spesso senza un piano strategico o una precisa motivazione politica ed economica. E il fenomeno, in una terra come quella orientale caratterizzata da un'alta feudalità, non sarà di lieve importanza nello svolgersi dei poteri e delle autonomie locali.

Quanto alla diocesi di Concordia, il suo vescovo non sfugge al destino comune dell'incastellamento, ed è proprio di questa età il diploma ottoniano, dato a Verona nel 996, che riconosce di fatto e di diritto, riconfermando i privilegi elencati nel diploma carolingio dell'802, i possessi civili della sede concordiese.


 
 Projected and Coded by: http://www.synergie-web.it - Powered by   INSIEL     - Copyright © 2001-2002 -All rights reserved-  
Cerca   con: