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Vescovi e Patriarchi
Il Vescovo è il nuovo «senatore» della città
romana, classica e tardo antica. I suoi poteri aumentano di pari passo
con l'estendersi del sistema feudale, nominalmente importato dai Carolingi.
Egli ha demandato alle Pievi del territorio la facoltà di amministrare
i sacramenti e, principalmente, di battezzare, che per lungo tempo aveva
riservato a se stesso e a nessun altro. La caparbietà con cui S.
Ambrogio, alla fine del IV secolo, assolveva a questa funzione, è
ben risaputa. Ora, il vescovo è il «difensore della città»,
in qualche caso ne è anche il padrone temporale e, ove è
in atto - non ancora da noi - il formarsi della piena autonomia comunale,
il vescovo partecipa attivamente alla costituzione dei primi Consigli
comunali.
Al vescovo di Aquileia, trasformatosi in «patriarca» (un secondo,
si è visto, ne esiste nella vicina Grado rimasta ai Bizantini)
compete l'amministrazione spirituale della sua diocesi, ma lentamente
gli vengono concessi da principi e imperatori privilegi e immunità
soprattutto di tipo patrimoniale, tanto che poco oltre la metà
dell'XI secolo il vescovo si ritrova ad essere il dominus della «piccola
patria friulana», storicamente ed etnicamente estesa tra i fiumi
Livenza ed Isonzo, con pieni poteri spirituali e temporali (tranne la
sovranità che spetta all'Imperatore, di cui egli rimane pur sempre
un vassallo) su tutto il territorio.
La formazione dello Stato patriarcale si compie anche su sollecitazione
della valanga ungarica, che a più riprese si rovescia sulla regione
tra la fine del IX secolo e la metà del X. L'incastellamento delle
terre, oltre che fenomeno legato al dissolvimento del potere centrale,
è senza dubbio principalmente dovuto al terrore ungarico,
come del resto è provato dalla rapidità con la quale gran
parte dell'Italia settentrionale provvede ad erigere castelli in ogni
dove, spesso senza un piano strategico o una precisa motivazione politica
ed economica. E il fenomeno, in una terra come quella orientale caratterizzata
da un'alta feudalità, non sarà di lieve importanza nello
svolgersi dei poteri e delle autonomie locali.
Quanto alla diocesi di Concordia, il suo vescovo non sfugge al destino
comune dell'incastellamento, ed è proprio di questa età
il diploma ottoniano, dato a Verona nel 996, che riconosce di fatto e
di diritto, riconfermando i privilegi elencati nel diploma carolingio
dell'802, i possessi civili della sede concordiese.
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