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resto della trabeazione del I° secolo d.C. raffigurante il tracciato rituale del solco primigenio della colonia di AquileiaAquileia e i Romani

Attualmente disponiamo di una serie di ritrovamenti archeologici che confortano quanto è stato tramandato da Polibio, Strabone, Livio, Plinio e da altre ben note fonti letterarie classiche sulla presenza celtica nella parte orientale dell'Italia, Friuli e oltre.

Una tabella riassuntiva della cronologia di queste testimonianze «storiche» può aiutarci a capire meglio il fenomeno:

IV-III secolo a.C.: Popolazioni celtiche, dominate dalla stirpe dei Norici, occupano un vasto territorio compreso tra le odierne Slovenia, Carinzia, Stiria, Tirolo orientale, Bassa e Alta Austria, fino al Danubio e al lago Balaton.

186 a.C.: 12.000 Galli transalpini, passati nella Venezia, si apprestano a costituire un oppidum residenziale a poche miglia dal luogo ove sorgerà Aquileia, verosimilmente già nota come il villaggio celtico di Aquilis.

183 a.C.: Gli stessi vengono persuasi a ripassare le Alpi dopo l'intervento militare del console M. Claudio Marcello e del proconsole L. Porcio.
Il Senato Romano decreta di fondare la colonia latina di Aquileia ad opera dei triumviri P. Cornelio Scipione Nasica, G. Flaminio e L. Manlio Acidino Fulviano.
Inizia la penetrazione nell'agro celtico circostante con frequenti interventi militari di tamponamento avverso la pressione di popolazioni esterne (nel 178-177 contro gli Istri, nel 171 verso la Macedonia, nel 156 contro i Pannoni, nel 129 contro Istri, Giapidi, Taurisci, Gallo-Carni carsici etc.).

Iscrizione di Manlio AcidinioMetà ca. II secolo a.C.: Le popolazioni celtiche dell'immediato Oltralpe si costituiscono in «Regno Norico», con larghe aperture politico-commerciali verso il territorio meridionale aquileiese e in genere verso i Romani.

115 a.C.: Il console M. Emilio Scauro ottiene una decisiva vittoria sui Gallo-Carni nord-orientali esterni al territorio aquileiese, e sulle sacche di resistenza interne, specie di quelle prossime ai confini nord-orientali (compresi i bacini del Natisone e dell'Isonzo).
La base logistica è Aquileia, con probabile avamposto militare costituito nel luogo sul fiume Natissa (Natisone), che poi si svilupperà nel Forum di Giulio Cesare (Cividale). Via libera alla penetrazione romana e alla organizzazione di tutto l'agro celtico fino ai confini dei Norici.

113 a.C.: Sulla base delle buone relazioni con i Norici, il console C. Papirio Carbone interviene presso Noreia in aiuto del Regno contro un tentativo di invasione di Cimbri e Teutoni. L'impresa militare fallisce, ma serve egualmente a ribadire sul piano politico le cordiali relazioni tra i Romani e i Celti d'Oltralpe. Le informazioni letterarie, dunque, provenienti da più parti e da più autori, sembrano attestare la presenza celtica sul territorio friulano almeno dal III secolo a.C.. Né pare più in discussione l'autorità di Livio quando afferma che Aquileia fu dedotta in agrum Gallorum.
Un agro con una popolazione piuttosto mobile, legata a risorse agricolopastorali, numericamente limitata e costituita in piccoli gruppi nei pressi di acque e di alture, secondo i tipici e peculiari caratteri insediativi dei Celti. Ma torniamo ad Aquileia. Una volta fondata la colonia quale estrema propaggine orientale della penetrazione romana nella Cisalpina, il primo atto del governo romano è quello di dedurvi un numero di veterani latini sufficiente ad appagare le esigenze militari della zona e al tempo stesso di dotare i coloni di appezzamenti di terra atti a soddisfarne le necessità primarie di sostentamento e quelle non meno importanti di sviluppo economico e commerciale. Ma, per il momento, è la ragione militare che prevale nelle decisioni prese dal Senato romano.

Tra il 181 e il 169 vengono trasferiti in territorio aquileiese ben 4.500 coloni, in gran parte veterani latini di fanteria, ai quali vengono assegnati consistenti lotti di terreno e precisamente 50 iugeri (ettari 12,599) ai pedites, 100 ai centuriones e 140 agli equites, organizzati secondo il sistema della «centuriazione», ossia della divisione dell'agro in centurie di 20 actus per centuria (=200 iugeri - 50 ettari).
Si presume che i coloni abbiano complessivamente occupato una superficie di 600-700 Kmq della pianura ad est del Tagliamento, queste terre per la loro conversione all'agricoltura, dovettero necessariamente essere sottoposte a lunghi lavori di bonifica idraulica e forestale «realizzabili - a giudizio degli studiosi - presumibilmente attraverso gli sforzi di una se non più generazioni». Nei lavori di centuriazione modulare, che avevano inizio dalla stessa colonia, si provvede alla viabilità locale, mentre la grande viabilità viene sistemata un pò più tardi, e precisamente con la via Annia lungo la fascia lagunare a partire dal 153 a.C. e la via Postumia come strada di arroccamento sopra le risorgive nel 148 a.C.

Da questa data la colonia aquileiese inizia quel grande sviluppo urbanistico ed economico che tutti conosciamo e che la porterà ad essere una tra le prime città dell'Impero romano. Alcune scadenze sono particolarmente importanti.

Mosaico Aquileiense raffigurante l'estateNel 90 a.C. Aquileia da colonia latina sale al rango di municipium civium romanorum e subito di colonia romana, con pieno diritto di cittadinanza romana per tutti i suoi abitanti.Sempre nel 90 un'ampia area celtica è diventata territorio «aquileiese», cioè completamente romanizzato; in esso il più importante centro urbano è l'avamposto cividalese sul Natisone, già costituito al tempo del console M. Emilio Scauro, nella sua avanzata diretta alla distruzione delle ultime sacche resistenti.
Probabilmente, già nell'89 a.C., la futura Cividale ottiene dal Senato romano il diritto latino e nel 50 a.C. il nucleo originario, il primitivo castrum, è trasformato da Giulio Cesare in forum o mercato, con ciò testimoniando che nella zona vi erano «necessariamente» già dei cittadini romani, anche se non di pieno diritto, ma che per l'occasione acquisiscono un riconoscimento giuridico, ufficiale. Contemporaneamente vengono fondati o rifondati centri urbani come Tergeste (Trieste), Iulium Carnicum (Zuglio) e Concordia detta poi sagittaria per le sue fabbriche d'armi.

Un anno dopo, nel 49 a.C., tutta la Gallia Cisalpina ottiene la cittadinanza romana ed anche il forum cividalese come gli altri centri è fregiato della dignità di municipium.

 
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