| |

Ristoranti
dell'Oca
Il
RE dell'inverno
Scuole
Storia del Friuli
- Età del Bronzo
- Età del Ferro
- Veneti e Celti
- Aquileia e i Romani
- Aquileia e i Cristiani
- Le invasioni barbare
- I Longobardi
- Alto medioevo
- Vescovi e Patriarchi
- Feudi e Comuni
- Lo stato Patriarcale
- Venezia e il Friuli
- Il Parlamento
- La Popolazione
- Palmanova
- Gorizia e Gradisca
- I Turchi
- I Veneziani
- L'Italia
- Napoleone
Storia della "Bassa"
Memorie storiche
Territorio
Artisti della zona
Associazioni Culturali
Gastronomia |
|
|
Gorizia e Gradisca
Le premesse per uno sviluppo economico di Gorizia vengono
poste nella seconda metà del Cinquecento, allorché la costruzione
della strada lungo l'Isonzo con direzione verso Plezzo e Tarvisio, modifica
notevolmente le prospettive di sviluppo del settore orientale soggetto
alla monarchia asburgica. 
Ne vengono direttamente interessate le antiche contee di Gorizia e Gradisca,
che possono in tal modo smerciare più facilmente la produzione
viticola ed aspirare altresì ad impiantare qualche manifattura
con sbocchi sicuri verso l'esterno.
Ciò varrà a differenziare grandemente le terre soggette
alla Repubblica di Venezia da quelle facenti parte delle due contee.
A questo risultato concorre tra Seicento e Settecento soprattutto l'intervento
pubblico. Infatti, incentivi, esenzioni e privilegi dello Stato sono sempre
più frequenti, riflettendosi per tutti i due secoli sull'andamento
demografico, che, a parte qualche breve interruzione, si rivelerà
estremamente positivo.
«Come nella seconda metà del Cinquecento - annota Tommaso
Fanfani - la politica di potenziamento economico delle province inferiori
voluta dall'Arciduca Carlo, aveva consentito una ripresa dei traffici
e dell'agricoltura, con conseguente aumento della popolazione per effetto
di una massiccia immigrazione dal vicino Friuli veneto, così nel
Settecento gli impulsi all'economia della regione forniti dalle scelte
di Carlo VI e Maria Teresa, rappresentano la causa prima della crescita
demografica».
A
livello industriale, il settore che ebbe maggiori possibilità di
progresso è stato quello della produzione serica. L'istituzione
del filatoio di Farra, in questo quadro, rappresenta il fatto più
significativo. Fondamentale, a questo proposito, è stata l'estensione
delle piantagioni di gelsi, introdotti nelle due contee già
nei primi anni del XVI secolo. Le mutate prospettive economiche attirano
maestranze e operatori, oltre che dal vicino Friuli, anche dal Padovano
e dal Veronese.
A più riprese i governanti austriaci intervengono direttamente
nel processo di espansione, concedendo maggiore libertà economica;
le ultime restrizioni vengono tolte nel 1782, quando ai fabbricanti
vengono concesse «ampie libertà di scelta sia sull'organizzazione
stessa della produzione che su altre norme particolari» inerenti
la produzione.
Il Settecento quindi pone le premesse per il futuro e sicuro sviluppo
di un settore caratteristico dell'attività economica locale e che
assieme alla lavorazione del cotone rappresenterà una delle più
copiose fonti di reddito prodotto.
Infatti, a distanza di un secolo, il valore prodotto nel 1888 soltanto
dalle sei filande di seta con motori della forza di 34 cavalli ciascuno,
è stato di 825.000 fiorini, che si aggiungevano ai 2.112.000 fiorini
della due filande di cascami.
«Complessivamente quell'anno gli occupati per la sola lavorazione
della seta sono stati 2.123, di fronte alle 3-400 unità di un secolo
prima».

|
|
 |