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Gorizia e Gradisca

Le premesse per uno sviluppo economico di Gorizia vengono poste nella seconda metà del Cinquecento, allorché la costruzione della strada lungo l'Isonzo con direzione verso Plezzo e Tarvisio, modifica notevolmente le prospettive di sviluppo del settore orientale soggetto alla monarchia asburgica. Castello di Gorizia, possente struttura pentagonale chiusa entro un muro di cinta di forma irregolare, con sei torri semicircolari, posto sopra una piccola altura isolata a dominare la circostante piana. Sorse nel Medio Evo su un luogo presumibilmente già munito, anche se nè reperti archeologici nè, tanto meno, una qualche documentazione avallano tale ipotesi.
Ne vengono direttamente interessate le antiche contee di Gorizia e Gradisca, che possono in tal modo smerciare più facilmente la produzione viticola ed aspirare altresì ad impiantare qualche manifattura con sbocchi sicuri verso l'esterno.
Ciò varrà a differenziare grandemente le terre soggette alla Repubblica di Venezia da quelle facenti parte delle due contee.
A questo risultato concorre tra Seicento e Settecento soprattutto l'intervento pubblico. Infatti, incentivi, esenzioni e privilegi dello Stato sono sempre più frequenti, riflettendosi per tutti i due secoli sull'andamento demografico, che, a parte qualche breve interruzione, si rivelerà estremamente positivo.

«Come nella seconda metà del Cinquecento - annota Tommaso Fanfani - la politica di potenziamento economico delle province inferiori voluta dall'Arciduca Carlo, aveva consentito una ripresa dei traffici e dell'agricoltura, con conseguente aumento della popolazione per effetto di una massiccia immigrazione dal vicino Friuli veneto, così nel Settecento gli impulsi all'economia della regione forniti dalle scelte di Carlo VI e Maria Teresa, rappresentano la causa prima della crescita demografica».

Per far fronte alle terrificanti invasioni turchesche, Venezia alla fine del quattrocento pensò bene di fortificare la zona dove ora sorge Gradisca.  Nacque così una poderosa fortezza che comunque Venezia non poté godere a lungo, dato che nel 1511 l'imperatore d'Austria Massimiliano I prese Gradisca annettendola ai suoi domini. Venezia tentò, ma invano, di riprenderla nel 1615-18 (le famose guerre gradiscane): la fortezza restò, e per ben quattro secoli, alla casa d'Austria. Di tali vicende storiche risente la sua struttura urbanistica e perpetuano il ricordo i numerosi monumenti che la abbelliscono. A livello industriale, il settore che ebbe maggiori possibilità di progresso è stato quello della produzione serica. L'istituzione del filatoio di Farra, in questo quadro, rappresenta il fatto più significativo. Fondamentale, a questo proposito, è stata l'estensione delle piantagioni di gelsi, introdotti nelle due contee già nei primi anni del XVI secolo. Le mutate prospettive economiche attirano maestranze e operatori, oltre che dal vicino Friuli, anche dal Padovano e dal Veronese.
A più riprese i governanti austriaci intervengono direttamente nel processo di espansione, concedendo maggiore libertà economica; le ultime restrizioni vengono tolte nel 1782, quando ai fabbricanti vengono concesse «ampie libertà di scelta sia sull'organizzazione stessa della produzione che su altre norme particolari» inerenti la produzione.

Il Settecento quindi pone le premesse per il futuro e sicuro sviluppo di un settore caratteristico dell'attività economica locale e che assieme alla lavorazione del cotone rappresenterà una delle più copiose fonti di reddito prodotto.
Infatti, a distanza di un secolo, il valore prodotto nel 1888 soltanto dalle sei filande di seta con motori della forza di 34 cavalli ciascuno, è stato di 825.000 fiorini, che si aggiungevano ai 2.112.000 fiorini della due filande di cascami.
«Complessivamente quell'anno gli occupati per la sola lavorazione della seta sono stati 2.123, di fronte alle 3-400 unità di un secolo prima».

 
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