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Palmanova
Nel 1593 Venezia pone mano alla costruzione di una nuova
grande fortezza ai confini orientali della Repubblica, in apparenza con
lo scopo di salvaguardare la medesima dalle scorrerie dei Turchi e dalle
mire espansionistiche dell'Impero austriaco.
La decisione in favore di Palma è presa avendo sotto l'occhio la
situazione occidentale e soltanto dopo il rafforzamento della linea difensiva
da questo lato, con l'attenzione rivolta agli apparati difensivi di Bergamo,
Brescia, Crema, Peschiera, Legnago e Verona, nei quali vengono spesi enormi
quantità di denaro pubblico. In realtà, quel che sorreggeva
l'animo dei patrizi veneziani al momento di prendere la decisione di erigere
la nuova fortezza, era la convinzione che in tal modo si sarebbe costruito
un «propugnacolo della Patria del Friuli, dell'Italia e della
Fede cristiana», ma altresì e massimamente a rafforzare
la difesa militare di Venezia e della sua laguna, difesa che sull'altro
versante lagunare era già stata progettata ed in parte eseguita
oltre un cinquantennio prima da Michele Sanmicheli. 
Del resto, tutta la politica veneta d'intervento sul territorio e sulle
infrastrutture al di là della Livenza tra il '500 e il '700 dimostra
chiaramente che l'interesse della difesa lagunare era predominante e che
ogni decisione di spesa era ad essa legata. In materia di acque, per esempio,
la Patria (del Friuli) non ha mai potuto partecipare dei benefici che
vanno invece alle province che con gli alvei dei loro fiumi gravitano
sulla laguna.
Che il Friuli non sia compreso nei programmi d'intervento lo dimostra
anche il fatto che la normativa del settore viene abbandonata, con i deludenti
risultati che sappiamo, nelle mani dei Luogotenenti Generali e, per la
parte bassa del territorio, in quella dei Provveditori Generali di Palmanova.
Una attenta lettura delle relazioni dei Provveditori Generali di Palma
ci riconferma che anche e più che mai in questa nuova fortezza
la popolazione civile andava considerata come fattore di difesa e di sicurezza
della piazza.
La costituzione di un aggregato abitativo non deriva da un progetto urbanistico,
ma deve piuttosto considerarsi come una variabile necessaria e dipendente
dall'unico solo progetto commissionato agli esperti militari, cioè
del progetto di erigere una fortezza. Ciò che si desiderava era
un manufatto militare dotato di tutti i requisiti dettati dalla dottrina
e dalla tecnologia militare conosciute ed in grado di opporsi con successo
agli assedi.
Dopo la metà del '600, si ripetono più volte i tentativi
di incentivare l'aumento della popolazione, anche con l'impianto di una
manifattura serica con privilegi ed esenzioni fiscali per attirare imprenditori
e capitali. Gli operatori economici, però, non hanno alcun interesse
a stornare mezzi e capitali dai già scarsi impieghi consentiti
dall'economia locale, in primo luogo dagli impieghi da tempo consolidati
nel commercio di transito, per volgerli ad investimenti in una località
militare di frontiera, immersa tra boschi, acque e paludi, che non dava
e non poteva dare alcun affidamento ne contropartita al rischio certo
nel breve o medio periodo ed il cui carattere eminentemente difensivo
era di per se stesso un ostacolo quasi insormontabile allo sviluppo urbanistico
ed economico del raccogliticcio aggregato abitativo.
Insomma, a farla breve, in un contesto quale era quello descritto, gli
unici impulsi di qualche rilievo in favore dello sviluppo urbanistico
e socio-economico della fortezza potevano giungere soltanto dallo Stato,
il quale era anche l'unico, in definitiva, a desiderare ardentemente che
l'impresa andasse a buon fine.
Nè, d'altronde, i pochi mercanti o mercanti-imprenditori che accettano
di occuparsi (in condizioni di privilegio) dell'economia di Palma, possiedono
quell'«amor patrio» verso la fortezza che i Provveditori
Generali molte volte tirano in causa nelle loro relazioni di fine mandato,
dimostrando assieme ai colleghi del Senato veneziano, di voler restare
tenacemente aderenti, nonostante la più volte sperimentata evidenza,
al sogno originario e utopistico di inserire entro la rigida cerchia bastionata,
oltre il grosso presidio necessario alla difesa dell'imponente manufatto
militare, anche una popolazione civile numerosa, economicamente attiva
e socialmente autonoma, tale cioè da costituire un elemento integrativo
e coerente della struttura difensiva.

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