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La Popolazione
Non occorre spendere molte parole sulle difficoltà di
riunire in un quadro sistematico, rispondente ai principi della statistica,
i dati frammentari della popolazione preindustriale. Gli ostacoli non
risiedono tanto nella carenza di documentazione, che in varia misura e
talvolta fortemente pesa sull'indagine, quanto nella scarsa omogeneità
e uniformità dei criteri usati dai rilevatori del tempo, da una
parte, e nella resistenza volontaria o accidentale dei nuclei residenti,
dall'altra.Il tutto è da ricollegare agli scopi che le descrizioni
demografiche ufficiali si proponevano e alle reazioni spesso legittime
che esse determinavano negli abitanti dei comuni e delle ville a questi
soggetti.
Tali descrizioni miravano fondamentalmente a porre in chiaro ora l'una
ora l'altra delle seguenti situazioni: quanti fossero i contribuenti effettivi
dell'erario ed il carico familiare che essi sostenevano, dati indispensabili
per poter procedere all'estimo dei loro beni ed al calcolo del coefficiente
d'imposta; quanti fossero i consumatori o meglio, detto in gergo burocratico,
quante "bocche" esistessero in un dato momento e in un
dato luogo in rapporto alle scorte di biade che contemporaneamente si
andavano verificando; e infine, quanti fossero gli uomini utili a far
«fazioni» o atti potenzialmente ad imbracciare le armi in
caso di necessità.
Principalmente, quindi, fini fiscali, annonari e militari. Non sembra
che nelle intenzioni dei magistrati che ordinavano l'operazione vi fossero
anche fini strettamente economici, come per esempio la conoscenza della
«popolazione attiva» intesa in senso moderno, salvo forse
nelle descrizioni eseguite subito dopo le epidemie pestilenziali; questi
sono gli unici casi, probabilmente, in cui si affaccia di proposito il
puro concetto di statistica demografica.
Il 1548 è un sicuro punto di approccio consentito dai documenti,
mentre un utile termine di confronto si ottiene accostandovi le cifre
del primo censimento coordinato del 1766. Nella valutazione del trend
secolare, occorre tenere presente l'incidenza avuta dalla due maggiori
epidemie, 1575-76 la prima e 1629-30 la seconda, i cui effetti hanno chiaramente
rallentato il processo di sviluppo demografico in atto nelle campagne
venete tra il '500 e il '700.
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