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Il Regno d'Italia
Dopo la Pace di Vienna e l'annessione del Friuli occidentale
nel 1866 al Regno d'Italia, per la Provincia di Udine inizia un
periodo nuovo. Già sotto l'amministrazione austriaca la città
di Udine aveva conosciuto un certo sviluppo economico e i primi successi
di un processo di industrializzazione che, se non fosse stato più
tardi troncato dallo scoppio della prima guerra mondiale, avrebbe fatto
del capoluogo del Friuli uno dei primi poli industriali dell'Italia nord-orientale,
e la nuova amministrazione italiana, nello sforzo di consolidare la sua
presenza in questo territorio appena aggiunto al Regno, è abbastanza
prodiga di interventi legislativi e finanziari per migliorare le condizioni
generali di tutto il Friuli.
Anche la Bassa beneficia di riflesso di questo nuovo spirito economico
e è coinvolta indirettamente nella ristrutturazione del territorio
friulano e, in particolare, da alcune opere pubbliche che interessarono
direttamente questa parte del Friuli.
La prima ferrovia che tocca il Friuli è la linea Venezia-Udine-Trieste,
aperta all'esercizio nel 1860; ad essa segue nel 1879 un'altra opera più
ardita, la ferrovia Pontebbana, che collega Udine con l'Impero Austriaco
attraverso Pontebba. Nel 1886 infine viene aperta all'esercizio anche
la linea Udine-Cividale.
Da questa rete ferroviaria i territori del Friuli meridionale restano
esclusi, con grave danno per lo sviluppo economico e con preoccupazione
per il destino futuro sia in territorio italiano che in quello austriaco.
L'iniziativa di una via ferrata che attraversi il basso Friuli collegandolo
a Venezia e a Trieste e, da queste due città, alle grandi linee
internazionali, viene presa in territorio austriaco. E' infatti il deputato
cervignanese al Parlamento di Vienna Giacomo Antonelli a proporre
per primo la costruzione della linea diretta Venezia-Trieste attraverso
la pianura meridionale. Questa nuova linea accorcia di 70 chilometri il
percorso Venezia-Trieste, ma richiede l'accordo fra il governo italiano
e quello austriaco, e l'Antonelli si fa intermediario fra le due capitali
per ottenere i necessari consensi.
La sua azione non è facile, perché qualcuno teme una perdita
d'importanza sia di Udine che di Gorizia a favore di Portogruaro e di
Cervignano. Tuttavia il consiglio comunale di Gorizia approva nel
1889 il progetto di massima a condizione che vi si aggiunga un
collegamento diretto fra Gorizia e Cervignano. E alla fine del 1889 il
consiglio approva una mozione con cui si chiede una linea Gorizia-Cervignano-Aquileia-Belvedere
ed un'altra linea verso la valle della Sava.
Anche Udine si preoccupa di questo progetto, che la Camera di Commercio
della città friulana definisce inutile in quanto la linea già
esistente può bastare ai traffici in questa parte del regno.
Tuttavia il progetto continua a progredire, pur se fra mille difficoltà,
e nel 1893 il Parlamento di Vienna approva la costruzione
del tronco in territorio austriaco (Ronchi-Cervignano). L'opera,
relativamente facile da costruire in un territorio assolutamente pianeggiante
e con un solo fiume da attraversare, l'Isonzo, viene ultimata a tempi
da primato e già nel 1894 la nuova linea entra in esercizio
con grande festa dei Cervignanesi e degli abitanti degli altri centri
minori, che si vedono partecipi di quello che allora è considerato
il miglior strumento di progresso economico e civile.
In territorio italiano le cose procedono più lentamente, perché
solamente nel 1897 si inaugura il tronco Cervignano-San Giorgio
di Nogaro, col quale la nuova linea Venezia-Trieste può essere
completata.
Nel frattempo viene costruita anche la linea Udine-Palmanova-San Giorgio
di Nogaro per allacciare Udine alla nuova arteria ferroviaria. La
realizzazione della nuova linea internazionale assume una grande importanza
nella riorganizzazione del territorio della Bassa friulana.
Dopo secoli di immobilismo e di chiusura, anche questa parte del Friuli
comincia a sentire i vantaggi di una moderna via di comunicazione. Da
questo momento le vie d'acqua cominciarono a perdere progressivamente
la loro importanza, salvo quella dell'Ausa che, collegando il mare col
centro ferroviario di Cervignano, aumenta i propri traffici.
Il tracciato della ferrovia, da Latisana a Ronchi (dei Legionari) attraverso
Palazzolo, Muzzana, San Giorgio di Nogaro e Cervignano, tocca proprio
il limite settentrionale delle terre più paludose e abbandonate
della pianura friulana e rappresenta certamente un motivo di risveglio
e di stimolo per le genti che qui abitavano.
La nuova linea ferroviaria porta un po' di vitalità almeno in una
parte della pianura meridionale, ma la cronica mancanza di strade rende
difficile il collegamento fra i centri sparsi nella pianura e le stazioni
della ferrovia, soprattutto verso sud nelle aree paludose, l'isolamento
rappresenta ancora un ostacolo difficile da superare.
L'amministrazione del Regno ha concesso alla provincia di Udine solamente
quattro strade statali che, nel 1876, misurano complessivamente
206 chilometri. Una sola interessa la Bassa friulana, e cioè la
n.49 Treviso-Trieste, che da Latisana raggiunge Palmanova
passando per Palazzolo e Muzzana.
Accanto a questa l'amministrazione provinciale gestisce:
- la Strada del Taglio da Palmanova al confine austriaco, lunga
poco più di due chilometri,
- la Strada di Porto Nogaro da San Giorgio a Porto Nogaro, anch'essa
di poco più di due chilometri,
- e la Strada di Torre di Zuino, da San Giorgio di Nogaro al fiume
Taglio, lunga quasi dieci chilometri.
Al di fuori di queste arterie, che godono di una manutenzione abbastanza
regolare e che pertanto sono sempre transitabili, il resto della rete
stradale è costituito da strade comunali a manutenzione molto saltuaria
che non sempre sono percorribili. In queste condizioni è praticamente
impossibile attivare in questa parte del Friuli una qualsiasi politica
di risanamento economico e sociale, tale da riuscire a togliere i contadini
e i pescatori dei miseri villaggi della laguna da una condizione di arretratezza
e di indigenza, aggravata dalla presenza della malaria, della pellagra
e di altre forme patologiche derivanti dalle cattive condizioni igieniche
generali e dalla sottonutrizione diffusa.
L'inizio del secolo XX non porta grandi novità. L'economia italiana
non è così florida da consentire politiche di grande portata
per intervenire nelle aree depresse del Regno, e di fronte al vastissimo
problema del Mezzogiorno quello delle aree umide e malariche della fascia
costiera altoadriatica sembra poca cosa.
A Porto Lignano, sulla punta della penisola, si costruisce alla
fine del secolo una casermetta della Regia Guardia di Finanza, estremo
avamposto dello stato italiano di fronte alla caserma austriaca
di Porto Buso.
Porto Lignano è raggiungibile solo attraversando la laguna con
un vapore, da Marano, ma il fatto che gli altri due lidi adriatici sono
difficilmente utilizzabili da parte dei friulani, in quanto il Lido di
Venezia è troppo lontano e troppo costoso e il lido di Grado è
in territorio austriaco, fa pensare, già agli inizi del secolo,
alla possibilità di sfruttare in qualche modo questa bella spiaggia
sabbiosa per farne un centro balneare.
L'inizio dell'attività turistica viene fatto risalire al
1903, e già nel 1911 entrano in esercizio due alberghi e
vengono costruite alcune case: il centro è collegato da due linee
di vaporetti con Marano e da un servizio di diligenze
con la stazione ferroviaria di Porto Nogaro e con Precenicco,
sul fiume Stella, da dove si raggiunge facilmente la stazione ferroviaria
di Palazzolo e, in treno, Udine.
I tempi cambiano rapidamente e la generale situazione di immobilismo della
Bassa friulana sta per finire, ma non tanto a causa di nuove iniziative
di pace e di progresso civile, quanto per effetto di opere di carattere
militare.
La linea di confine fra Regno d'Italia e Impero Austro-Ungarico taglia
quasi a metà questo territorio e la laguna costiera, facendolo
diventare un'area di grande interesse strategico per la guerra che si
avvicina. Le più importanti opere costruite nel 1900 nella nostra
regione sono tutte opere a carattere militare; che, terminata la guerra,
sono state facilmente trasformate in opere utili ai fini economici ed
hanno contribuito a far uscire la nostra BASSA dal suo isolamento.

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