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Gli Austriaci
La parte della pianura friulana posta a oriente del fiume Ausa
e a meridione del fiume Torre nel 1509 passa sotto l'Austria e viene annessa
alla contea di Gorizia col nome di Capitanato di Aquileia. L'Austria
ha interessi precisi su questa parte del suo impero anche se la parte
occidentale della pianura si trova in condizioni ambientali difficili,
in quanto anche qui il governo delle acque è particolarmente impegnativo
e vasti tratti della sezione circumlagunare sono coperti da paludi: tutto
il territorio presenta per l'Austria dei vantaggi di posizione che l'oculata
amministrazione asburgica sfrutta a dovere.
Cervignano sotto l'amministrazione austriaca diventa un centro
portuale con circa 1500 abitanti, e l'estuario del fiume Ausa richiama
un intenso traffico mercantile. Anche se l'attività economica più
importante è quella agricola, con prevalenza della produzione di
vino e di cereali, il porto fluviale di Cervignano è il più
utilizzato per i traffici fra l'Adriatico e il territorio goriziano e
il Morelli, nella sua Istoria della Contea di Gorizia (1855), ricorda
«L'importante fiume di Cervignano, che non solo è il più
bello porto di questo stato, ma del Friuli, lungo tre leghe e mezzo, e
per il quale vengono dagli stati veneti, da quello del Papa e anco del
Regno tutte le merci che servono per questo stato, o per il stato di Gorizia
molte anco per il Cragno e Carintia, e quelle che vanno pel servizio di
Palma, Udine et altri luoghi veneti».
L'attività portuale richiama in questo centro un certo numero di
mercanti e di artigiani che contribuiscono con la loro presenza a vivacizzare
una economia altrimenti esclusivamente agricola. All'inizio del secolo
XVIII infatti Cervignano conosce una fortuna tale da far sperare a questo
centro di diventare uno dei principali porti austriaci sull'Adriatico,
superando anche quello di Trieste, che non si è ancora affermato.
Da Cervignano passa buona parte del traffico mercantile diretto a Gorizia
o a Palmanova e a Udine, in territorio italiano. Ma già nella seconda
metà del secolo Trieste si consolida come uno dei porti più
importanti del Mediterraneo e Cervignano si riduce a funzioni quasi esclusivamente
locali, anche per la concorrenza, dopo il 1866, di Porto Nogaro,
in territorio italiano, sul fiume Corno.
L'amministrazione austriaca, che nel periodo del regno di Maria Teresa
da prova di grandi capacità anche nel settore delle opere pubbliche,
affronta nel 1766 il problema della bonifica delle paludi di
Aquileia emanando una legge in proposito. I risultati di queste bonifiche,
che interessano i terreni paludosi e malarici fra Aquileia e la costa
della laguna, non sono rilevanti, almeno per tutto il secolo, agli effetti
della lotta contro la malaria e per la conquista di nuove terre agricole,
né migliorano la produzione alimentare complessiva.
Nel 1790 la bonifica di questa parte del Friuli viene abbandonata del
tutto, e in pochi anni quanto costruito viene distrutto dall'incuria e
dalle avversità metereologiche. Il governo austriaco preferisce,
dopo questo esperimento, non investire altro denaro pubblico nella bonifica,
ma favorisce alcuni sistemi di sollevamento delle acque già sperimentati
in Lombardia.
Una iniziativa più consistente invece è quella della bonifica
di Torre di Zuino, che alla fine del secolo XVII è un'area
in completo dissesto e, quasi del tutto disabitata a causa della malaria
dominante. Qui nella seconda metà del secolo da parte dei Savorgnan
vengono fatte alcune opere per controllare le acque e sono insediati alcuni
coloni che riescono, anche grazie a patti agrari più favorevoli,
a iniziare una attività agricola abbastanza redditizia ed a introdurre
in questa zona la coltura del riso.
Un altro esempio di intervento sul territorio è quello di Belvedere,
ai margini della laguna, in un'area quasi completamente impaludata e periodicamente
allagata dalle acque salmastre. Questa iniziativa, troppo costosa, viene
abbandonata dai Savorgnan ormai sull'orlo del dissesto, e verrà
continuata dai nuovi proprietari, i Colloredo, nel secolo successivo.
Nel 1807, in seguito all'Accordo di Fontainebleau, anche il Cervignanese
viene aggregato al Regno d'Italia fondato da Napoleone e torna sotto l'amministrazione
asburgica solamente nel 1813.
Il periodo della dominazione francese si è caratterizzato, come
per la pianura occidentale, da carestie e difficoltà di ogni genere,
in quanto i traffici cessano quasi del tutto e le opere di trasformazione
del territorio vengono sospese, con progressivo impaludamento delle parti
più basse e blocco dello sviluppo dell'agricoltura.

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