| |

Ristoranti
dell'Oca
Il
RE dell'inverno
Scuole
Storia del Friuli
Storia della "Bassa"
- attorno al 1000
- tra 1000 e 1300
- epidemie e guerre
- il 1400: la politica
- il 1400 agrario
- il 1400: i nobili
- I Turchi
- I Veneziani
- Gli Austriaci
- il 1800
- il regno d'Italia
- i primi del '900
- le 2 guerre mondiali
- Il II° dopoguerra
Memorie storiche
Territorio
Artisti della zona
Associazioni Culturali
Gastronomia |
|
|
La Bassa Friulana attorno al 1000 situazione
politica all'inizio del 1400.
Il Friuli, alla fine dello Stato Patriarcale, si presentava come una zona
dove all'aumento delle terre coltivate ed all'affrancazione dei servi
di masnada si era contemporaneamente sviluppato un livellamento delle
classi rurali: alla libertà giuridica dei servi e all'allentamento
del peso delle corvèes non faceva seguito una reale emancipazione
sociale ed economica delle classi più basse.
Il sistema feudale concedeva quindi un mutamento dei rapporti sociali
di produzione, solo col fine di ottenere una più cospicua e sempre
più indispensabile rendita fondiaria, quindi sempre pesantemente
feudale.
La composizione del Parlamento friulano, 13 comunità, 12
membri ecclesiastici e ben 45 feudali rispecchiava solo parzialmente il
reale equilibrio politico del Patriarcato, ai castellani sarebbero dovuti
andare l'80% delle voci parlamentari e il 90% della responsabilità
per aver creato in Friuli una situazione politica insostenibile.
La caduta dello stato patriarcale è favorita da almeno due
ordini di fattori concomitanti:
1-la debolezza politica interna dovuta alle continue, feroci lotte
fra comunità, feudali e Patriarca;
2-la crescente ambizione espansionistica delle potenze confinanti:
l'imperatore Sigismondo coadiuvato dai Conti di Gorizia, dai Carraresi.
Ludovico di Teck nelle sue mire su tutto il Veneto, dava per scontata
la sua ingerenza in Friuli. Venezia nel pieno della sua politica espansionistica,
trovò grosse difficoltà nell'estendere il suo dominio in
Friuli, a causa del'avversione dei feudatari friulani. Avversione fondata
in una incompatibilità ideologico-istituzionale tra nobili feudali
friulani e la Repubblica Veneta la quale rappresentava per quei tempi
una potenza economica, mercantile, burocratica profondamente centralistica,
mentre i primi venivano attratti dalla società rigidamente signorile.
La Repubblica di Venezia, pur riuscendo a impadronirsi del Friuli con
l'appoggio dei Savorgnan e della parte popolare del Comune di Udine
e di altri comuni friulani, riconobbe quasi integralmente i privilegi,
i diritti, le giurisdizioni, i giuspatronati goduti sino ad allora dai
feudatari friulani.
Il governo di Venezia era ormai completamente in mano a quella aristocrazia
ristretta che si era installata su posizioni conservatrici dopo che la
Serenissima aveva ottenuto il suo decollo commerciale e politico in ambito
europeo e italiano.
I detentori del potere legislativo ed esecutivo erano il Maggior Consiglio,
il Senato e il Consiglio dei Dieci, dopo la serrata del 1297 avevano accesso
a questi organismi solo i membri appartenenti a famiglie patrizie "vecchie".
Lo sviluppo dell'oligarchia veneziana si attuerà con il passaggio
del Consiglio dei Dieci da organismo provvisorio e straordinario
a istituzione permanente operante nella più stretta segretezza
e, in pratica, centro decisionale dell'intera Repubblica che, con il 1400,
perdendo le basi più vitali del suo commercio, passa da potenza
marittima a potenza continentale, inducendo una serie di investimenti
dal mare alla terraferma dove minori erano in quel tempo i rischi.
Nel far questo la nobiltà veneziana non aprì i suoi ranghi
alla nobiltà della terraferma, non operò nessuna sostanziale
modifica costituzionale, né rinnovò le tecniche produttive,
non allargò la sua base sociale e produttiva ma gestì i
possessi della terraferma con il sempre crescente timore di perderli.
Si chiuse di più nella staticità aristocratica della sua
casta dirigente, formata da poche famiglie della città lagunare,
conservatrici per eccellenza e quindi non disponibili assolutamente a
soluzioni radicali.
Gli istituti feudali, e i feudatari stessi le erano poi serviti per la
sua conquista della terraferma, i Savorgnan stessi erano i filoveneziani
nell'ambito friulano ma nello stesso tempo erano i feudatari più
potenti e forse più ricchi di privilegi di tutto il Patriarcato.
Il conflitto fra i ceti popolari ed i feudatari friulani avrebbe richiesto
una politica volta ad un generale elevamento del tenore di vita, ed evoluzione
dei rapporti di produzione.
Venezia in Friuli preferì invece non muovere le acque: smussò
i privilegi più pesanti con alcune disposizioni che potevano essere
praticamente eluse. Furono quindi perpetuati gli squilibri sociali in
una regione che non aveva neppure vissuto pienamente l'esperienza vivificatrice
del periodo dei Comuni e che si trascinava il peso di un sistema feudale
rinnovato solo nelle forme di sfruttamento del lavoro contadino.

|
|
 |