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Cultura  La STORIA della BASSA Friulana 
 
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La Bassa Friulana epidemie, guerre e carestie tra il 1300 ed il 1400.

Malgrado i dissodamenti dell'XI-XIII secolo le tecniche colturali si erano rinnovate molto lentamente e la parte preponderante dell'investimento delle risorse produttive nella terra consisteva ancora nel XIV secolo nel lavoro manuale dei contadini.
Il sistema di rotazione a tre campi appariva limitato ad alcune zone, mentre il sistema dei campi ad erba rimase il sistema colturale più diffuso.

Esso si prestava alle variazioni più vistose di raccolto da un anno all'altro, dopo l'esaurimento della fertilità dei terreni appena dissodati, la mancanza di concimazioni poneva i raccolti alla mercé delle più piccole variazioni atmosferiche: le deboli piante di cereali sotto una pioggia, una grandinata non particolarmente violenta si allettavano riducendo di molto la possibilità di avere una qualche resa di semi; la siccità, una gelata tardiva il bestiame al pascolo libero, ipotecavano il raccolto almeno un anno si e un anno no, la perdita poi di valore nutritivo del raccolto dipendeva da tutta una serie di accorgimenti che lo stato delle tecniche di allora favoriva enormemente, per cui una parte del raccolto andava persa nella mietitura, nel trasporto e nella cattiva conservazione e nella scarsa germinabilità del seme.

Una città di 3000 persone poteva consumare ogni anno almeno 1000 tonnellate di grani, e per produrre questa quantità di cibo era necessario seminare 1.500 ettari e quindi disporre di almeno 5.000 ettari per assicurare alla terra il riposo necessario.
Una tale estensione era senz'altro al di là delle possibilità produttive almeno per una buona metà delle comunità cittadine friulane del 1300 dal momento che dopo vi erano i terreni che dovevano produrre carne, ortaggi, frutta, pollame, vino ecc., ammesso quindi che si disponesse di rese appena sufficienti a sfamare la popolazione delle campagne, nelle annate peggiori ciò significava fame per contadini e cittadini.

La storia delle maggiori città friulane del 300, Udine e Cividale, è piena di statuti, sommosse popolari, provvedimenti riguardanti l'approvvigionamento di grani (fondaci ecc.).

Carestie
vi furono nel 1311 e in pratica per tutto il secolo, i prezzi delle merci alimentari aumentarono di 5 volte da un anno all'altro e molte comunità dovettero istituire i fondaci dei grani.
Alle carestie si aggiunsero terribili epidemie, la più violenta delle quali passò come un flagello nel 1348-50 su tutta l'Europa e sul Friuli. La peste nera.
Essa ebbe negli anni seguenti dei ritorni periodici a cui si aggiunsero il vaiolo, tifo petecchiale e altre epidemie sempre latenti, esse ricomparvero nel 1360-63, 1381-83, 1397, 1448, 1455-56, 1461, 1464-66, 1468-69, 1475-78, 1481-82, 1485-86, 1490, 1493, 1496-97. Gli anni fecondi appaiono quasi un'eccezione in quanto a un'epidemia faceva quasi sempre seguito una carestia e gli effetti di questo binomio si cumulavano colpendo non solo gli anziani, ma ora le donne o i bambini, ora gli uomini, si aprivano dei vuoti di alcune generazioni che dati i sistemi di produzione del tempo si riassorbivano con estrema difficoltà.

Non si pensi comunque che queste epidemie-carestie si estendessero su tutto il Friuli, esse colpivano alcune zone con particolare virulenza per poi non farsi più vedere per decenni, in altre località invece, le epidemie si sgranavano con continuità, anno dopo anno, fino a diventare croniche, altre zone infine ne erano colpite molto marginalmente o in ritardo, gli effetti causati da queste epidemie erano sociali ed economici e gli stessi effetti erano anche le cause del propagarsi di questi morbi.

Pare comunque che la situazione non si differenziasse troppo da quella che si era determinata in tutta l'Europa: mortalità infantile, fertilità diminuita, debole fisiologia, depressione demografica per tutto il '300 e parte del '400.

La popolazione friulana comunque si attesta intorno al 1460 sulle 180.000 persone.
A queste calamità si deve aggiungere il perpetuo stato di guerra esistente in Friuli, eserciti che lo attraversano in lungo e in largo, assedi e distruzioni, paci di una notte e guerre per anni, il Friuli del '300 è un enorme campo di battaglia di fazioni rivali.
Due potenti patriarchi di nobile casata ammazzati nel giro di pochi decenni.

Il D'Aleçon che vista la cattiva parata ritorna dopo pochi anni di Patriarcato a più salubri occupazioni, il Patriarca Caetani che, in questa baraonda, decise nel 1400 di andare ai bagni di Siena per curarsi la salute, ma al principio del 1401 pensando che Siena era ancora troppo vicina ai bellicosi feudatari friulani "maturava il proposito di portarsi in Puglia per curare colà coi bagni la salute" e una volta in Puglia si guardò bene dal prestare fede alle "suppliche" dei friulani che volevano farlo ritornare "perché tutta la Patria era contenta di lui ed egli era gradito più che ogni altra persona".

Se i nobili friulani passavano tranquillamente da una parte all'altra calpestando nel tragitto qualche malcapitato patriarca non facevano certamente attenzione alle decine di migliaia di contadini sulle spalle dei quali il peso delle guerre si aggiungeva alla già precaria situazione alimentare, se la popolazione rurale salvò nella stragrande maggioranza dei casi la propria vita e i propri raccolti non così si poteva dire per il bestiame, preda preferita da tutti gli eserciti.

 
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