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La Bassa Friulana tra 1000 e 1300 società, rendita e frazionamento dei poderi. Nella storia dell'agricoltura friulana molte delle situazioni recenti si spiegano solo guardando al passato medievale e al tipo di sfruttamento feudale cui erano sottoposti i contadini friulani. L'estensione delle colture, l'aumento dei contadini che avevano ricevuto le terre a livello, l'aumento della popolazione e dei masi non era un processo che interessasse tutte le zone del Friuli, i patriarchi avevano concesso feudi a molte decine di castellani e nel giro di poco più di due secoli erano sorti in Friuli un incredibile numero di castelli e di casate nobiliari, prima di nomina patriarcale, poi sempre più ereditarie. Ad uno stato primitivo dei sistemi di produzione e dei rapporti fra classi la rendita signorile si presenta come rendita in lavoro. Il tempo di lavoro di questi contadini si suddivideva in due parti, una parte la dedicavano a lavorare la terra per il proprio sostentamento, nell'altra lavoravano gratuitamente sulle terre del signore feudale della zona. Ad uno sviluppo delle forze produttive più elevato come quello che si registra in Friuli nel 1200, corrisponde una rendita in prodotti del lavoro, raramente però viene abbandonata completamente la usanza di richiedere prestazioni di lavoro. Il livello concesso a 73 liberi nel 1062 dalla badessa Friderunda
appare a questo proposito interessantissimo, il canone annuo è
di 1/3 di vino maturo per tutte le terre a livello, ciascun massaro che
avesse un campo di vigna doveva poi fornire 2 pani, 2 denari di vino,
2 di carne per ogni messo che veniva a controllare la vendemmia, inoltre
doveva fare ogni anno 6 carriaggi da Cervignano ad Aquileia, un'opera
per la vigna, una per il prato, una nell'ala della parte di dominio che
era direttamente amministrata dal monastero di S. Maria d'Aquileia. La sempre maggiore diffusione della rendita in natura è
riportata in un documento della fine del 1200: il patriarca cede
a censo per 10 anni 3 campi, la rendita annua è di 6 staia di frumento,
metà del vino e la decima sulla metà del vino del contadino,
egli dovrà inoltre zappare tre volte all'anno le viti e tenerle
in ottimo stato. In tutto il Friuli esistevano già dal 1200 numerosi vigneti, il vino allora era considerato come una delle merci più ricche in quanto la società feudale, essenzialmente aristocratica, faceva delle proprie cantine un punto d'onore, anche la dimora del castellano ne era provvista. Il vigneto richiedeva molta mano d'opera e soprattutto una cura, un'attenzione che i servi domestici quasi mai erano in grado di fornire, la scarsa produttività del lavoro servile poco si confaceva alle esigenze delle colture che richiedevano una minuzia di particolari colturali. I castellani si accordano molto spesso con i contadini vicini per trasformare alcuni terreni a vigna, durante i primi 5-6 anni le piante non producevano nulla e non si poteva imporre un canone fisso al contadino che faticava nel vigneto senza ricompensa e sopportava da solo i rischi della produzione, da quando la vigna incominciava a produrre il padrone la divideva in due parti, in una delle quali il contadino conservava la piena proprietà, più spesso la vigna rimaneva nelle mani del contadino che dava un terzo, un quarto o addirittura la metà del raccolto, non era ancora la mezzadria in quanto tutte le spese rimanevano a carico del contadino ma un sistema per adeguare un canone fisso al mutevole rendimento annuale della viticoltura. Erano in pratica contratti di colonia parziaria con i quali il
signore si assicurava un aumento della rendita senza investire nemmeno
un soldo ma usufruendo del privilegio di essere il monopolizzatore della
terra, il solo fatto di essere proprietario fondiario gli permetteva di
ottenere tramite i miglioramenti fatti sulla sua terra una rendita fondiaria
cospicua là dove prima non riusciva ad ottenere che poche staia
di grano. La subordinazione dei servi divenuti coloni non era per questo cessata,
rimaneva molto forte e rispondeva al tornaconto del vassallo dal momento
che il servo liberato era in grado di produrre una maggiore massa di beni
(terre lavorate e prodotti, "cliente" dei mulini e delle decime
padronali) che venivano goduti in virtù delle prerogative feudali
e da questo momento anche economiche. Nelle lotte fra i feudali e il patriarca e dei castellani tra di loro, che sono il comune denominatore di tre secoli di storia friulana si brucia la rendita di questi signori, venne gettata al vento tutta la parte di plusprodotto drenata nelle campagne con il solo fine di accrescere il predominio sociale di questa casta relativamente ristretta di feudali. L'inserimento a questo punto nella società rurale di una categoria di esattori controllori dei raccolti, gestori dei mulini che se rubacchiavano al padrone prendevano a piene mani dai contadini, deve aver provocato un continuo immiserimento dei contadini che difficilmente riuscivano a nascondere parte del raccolto prima che fosse controllato e "decimato" da questi solerti e implacabili esattori, pagati i censi, pagate le decime, pagato l'uso del mulino, tolta la semente per l'anno dopo, rimaneva ben poco, era già una fortuna arrivare ai nuovi raccolti senza aver fatto debiti. L'usura prospera in Friuli per tutto il 1300, doveva avere uno dei suoi punti di forza nelle campagne dove contadini assolutamente privi di denaro possedevano solo pochi stracci, un po' di terra e l'attrezzatura da lavoro e il bestiame. La frammentazione dei masi, lo spezzettamento dei feudi in seguito all'affrancazione dei servi di masnada, l'introduzione della rendita in prodotti e in denaro e la progressiva diminuzione dei livelli, avevano favorito fin dal 1300 la frammentazione della proprietà fondiaria sia dell'azienda contadina sia di quella signorile, l'effetto storico più vistoso indotto da questi rapporti sociali di produzione è stata la non formazione né di piccoli né di grandi latifondi. Il latifondo non si presenterà mai sulla scena rurale friulana come non si presenteranno i grandi affittuari e i grandi capitalisti agrari se non in epoca contemporanea. Contadini di padre in figlio viventi sulle stesse terre per secoli e
secoli e quindi in una situazione economicamente dipendente e immutabile,
essi erano completamente subordinati ai padroni anche se giuridicamente
erano considerati liberi. E soprattutto il 1400 appare in Friuli come un secolo in cui si sono
ormai cristallizzate le miserie e le ricchezze in due classi, tra le quali
esiste un abisso non di libertà in senso giuridico ma di condizione
economica, non vi sono più confini fra libertà e servitù
ma delimitazioni molto più difficili da superare: quelle fra coloro
che vivono di rendita e quelli che la forniscono. |
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