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La Bassa Friulana nel secondo dopoguerra.
Anche la seconda guerra mondiale ha segnato duramente il Friuli, compresa
la sua parte più meridionale. Alla fine della guerra la situazione
generale della pianura meridionale era disastrosa, perché gran
parte delle opere idrauliche, trascurate per tanti anni, si erano deteriorate.
La malaria venne sconfitta definitivamente con l'arrivo del DDT,
alla fine degli anni '40, ma la generale depressione economica, la disoccupazione,
la gravità dei problemi rimasti ancora insoluti, fecero di nuovo
precipitare la Bassa in una condizione critica, che alimentò per
alcuni una situazione di inquietudine sociale.
L'agricoltura era rimasta ferma agli anni '30, Lignano cresceva troppo
lentamente, la pesca sia lagunare che alturiera non permetteva redditi
consistenti perché mancavano sia le strutture per la conservazione
del pesce che i mezzi per trasportarlo velocemente nei centri urbani (gran
parte di pescatori di Marano, fino all'inizio degli anni '50, erano costretti
a vendere il pesce entro la mattina, spostandosi in bicicletta nei centri
della pianura, senza riuscire a giungere fino a Udine), e lo stabilimento
di Torsi viscosa, danneggiato da un bombardamento negli ultimi giorni
della guerra, attendeva di essere ristrutturato e portato a nuove funzioni.
Il primo provvedimento consistente per la ripresa delle iniziative in
tutta la provincia di Udine fu la legge per le «aree depresse»
(3 agosto 1949, n. 589), ai benefici della quale tutti i comuni della
provincia poterono accedere in base a un decreto ministeriale del 1950.
Grazie a questa legge e ad altri provvedimenti minori poterono venire
finanziate alcune strade provinciali e, soprattutto, i grandi acquedotti
della pianura.
Infatti la situazione dell'acqua potabile in tutta la pianura friulana
era assai difficile. Risolto entro il 1960, grazie alla legge 589, il
problema dell'acquedotto del Friuli centrale, rimaneva ancora aperto,
negli anni successivi, quello della sezione meridionale della pianura.
L'acquedotto venne progettato ancora con i benefici della 589, ma poté
essere completato solamente negli anni '70 grazie all'intervento della
Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, nel frattempo entrata nelle sue
piene funzioni.
Con l'acquedotto del Friuli meridionale tutti i comuni della Bassa poterono
avere l'acqua potabile, compreso quello di Lignano che, se rimasto escluso
da questa opera, avrebbe visto bloccato irrimediabilmente il suo ormai
sicuro sviluppo.
A parte questa opera, essenziale nello sviluppo di ogni centro abitato,
il completamento della bonifica e la sistemazione moderna della rete stradale
(con la trasformazione in strada provinciale del tracciato della mai realizzata
linea ferroviaria Udine-Portogruaro e la costruzione dell'autostrada «Alpe
Adria», destinata ad immettere tutto il Friuli nei grandi circuiti
internazionali), il territorio della Bassa friulana conobbe un'altra novità
destinata a modificare in maniera sensibili tutto l'assetto organizzativo
della parte centrale della pianura meridionale: nel 1964 venne costituito
il «Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Zona dell'Aussa-Corno»,
che diede l'avvio alla realizzazione di una serie di opere di grandi dimensioni,
destinate a trasformare un'area ancora poco coltivata e acquitrinosa in
una vasta zona industriale.

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