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La Bassa Friulana nei primi anni del '900
Nel maggio del 1914 il consiglio provinciale di Udine delibera
l'approvazione del piano regolatore delle ferrovie secondarie e
tranvie del Friuli.
E' un progetto di grandissima ambizione (anche se, prudentemente, la relazione
introduttiva lo definisce come progetto indicativo) perché dota
il territorio provinciale di una rete di linee ferroviarie a vapore ed
a trazione elettrica, che complessivamente supera i 250 km. In questo
periodo la ferrovia è vista come il principale fattore di progresso,
perché attraverso questa viaggiano le materie prime e le merci,
si spostano le persone, si attivano le industrie e i commerci.
In questa ottica la Bassa friulana pretende un certo numero di linee e
il piano infatti prevede una linea aggiuntiva a quella già progettata
da Udine a Mortegliano in modo da raggiungere da Mortegliano, San
Giorgio di Nogaro, una linea che da Codroipo si allunga fino
a Bertiolo e a Talmassons e da qui poi fino a Rivignano
e una che da Varmo attraverso il Tagliamento arriva a Cordovado;
infine un'altra linea da Porto Nogaro deve arrivare fino a Marano
in modo da collegare velocemente il centro peschereccio e punto di imbarco
per Lignano con la linea Venezia-Trieste.
Di tutti questi programmi non se ne fa niente, e un anno dopo l'approvazione
di questo piano l'Italia entra in guerra.
Ma un altro progetto interessa allora il sistema delle comunicazioni della
Bassa friulana, ed è quello di un canale navigabile da Venezia
a Trieste. Nel 1907 viene costituito a Udine un Comitato
per la Navigazione con lo scopo di ristudiare ancora la possibilità
di collegare per acque interne il capoluogo friulano col mare Adriatico.
Già con la realizzazione del canale Ledra, nel 1875,
si pensa di prolungarlo fino a Porto Nogaro e ancora nel 1903 la
commissione ministeriale per lo studio della navigazione interna nella
valle del Po da parere favorevole allo sviluppo della navigazione interna
nella Bassa friulana fra Tagliamento e Isonzo per aggiungere così
un'altra via navigabile al canale che collega Porto Buso a Porto
Nogaro, al fiume Stella percorribile da Marano a Palazzolo
e al fiume Tagliamento navigabile dalla foce fino a Cesarolo.
Allo scoppio della guerra si capisce subito l'utilità di una via
d'acqua interna in grado di collegare la laguna di Venezia, solidamente
controllata dalla marina italiana, con la laguna di Marano e Grado, sulle
cui coste si affrontano i due eserciti: attraverso un canale sarebbe stato
possibile far affluire naviglio leggero, e specialmente le motosiluranti
da Venezia alla laguna friulana e da qui farlo uscire in mare al riparo
degli attacchi della flotta austro-ungarica.
Il canale navigabile da Venezia all'Isonzo (già in mano italiana
nel tratto terminale dopo i primi mesi del conflitto) viene costruito
in fretta e inaugurato nel dicembre del 1915. Chiamato subito "Litoranea
Veneta", questo canale in realtà non ha esercitato mai
una funzione determinante sull'esito del conflitto, poco navale e molto
terrestre in quanto le battaglie principali sono state combattute lungo
il medio ed alto Isonzo e sulle montagne.
La Litoranea Veneta non viene abbandonata alla fine della guerra e anzi
fu oggetto di vari piani di allargamento e rivalutazione: in epoca recentissime
si pensò anche a un suo collegamento alla rete danubiana con un
impossibile canale Isonzo-Sava attraverso il Carso goriziano.
La fine della guerra avrebbe dovuto portare in questa parte del Friuli
progresso e benessere, perché la nuova posizione geografica del
Friuli richiedeva un potenziamento di tutta l'economia regionale e un
consolidamento della popolazione sul territorio, in modo da arrestare
un'emigrazione che, fino agli anni precedenti alla guerra, era
stata devastante.
La condizione sociale dei contadini era molto pesante: oppressi
da una distribuzione delle terre che favoriva solamente una ristretta
classe di grandi proprietari in gran parte incapaci e chiusi ad ogni progresso
tecnico e sociale, senza alcuna possibilità di accumulare capitale
perché tenuti costantemente in una situazione debitoria, costretti
a vivere in case poverissimo e malsane e afflitti dalle malattie endemiche,
i contadini della Bassa friulana si ribellano alla loro condizione e quando
la smobilitazione rimanda a casa i soldati, che vanno ad ingrossare le
file dei disoccupati, ci sono anche in questa parte del territorio del
Regno molte agitazioni sociali e tentativi di occupazione di terre incolte.
I disordini durano alcuni anni e si arrestano solamente quando il Fascismo
da un lato utilizza tutta la sua forza per controllare le masse e dall'altro
da inizio ad una serie di trasformazioni territoriali destinate a incidere
in maniera sensibile sull'organizzazione della nostra zona.
Queste trasformazioni si dispiegarono in due direzioni:
- la prima è quella della bonifica integrale
- la seconda è quella della creazione, nella Bassa friulana, di
un polo agroindustriale solidamente controllato dal capitale extraregionale.

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