Rete Civica | Servizi | Impresa | Salute | Cultura e Territorio | Sport
Cultura  La STORIA della BASSA Friulana 
 
       Ristoranti dell'Ocanovitą
       Il RE dell'invernonovitą

       Scuole
       Storia del Friuli
       Storia della "Bassa"
 - attorno al 1000
 - tra 1000 e 1300
 - epidemie e guerre
 - il 1400: la politica
 - il 1400 agrario
 - il 1400: i nobili
 - I Turchi
 - I Veneziani
 - Gli Austriaci
 - il 1800
 - il regno d'Italia
 - i primi del '900
 - le 2 guerre mondiali
 - Il II° dopoguerra

       Memorie storiche
       Territorio
       Artisti della zona
       Associazioni Culturali
       Gastronomia

 

 


La Bassa Friulana attorno al 1000

-Paesaggio Agrario attorno al 1000-
Le antiche strade romane che attraversano il Friuli verso il Norico e l'Illirico (Via Julia Augusta, Via Postumia, Via Gemina, Via Annia ecc.) lasciavano ai margini vastissimi boschi, paludi, praterie, lungo queste vie si erano formate numerose ville, Curtis, centri di vita agricola e rurale in cui pascolo e colture erano collegate in un'unica attività agricola, con molti campi aperti e pochissimi recintati tra il paesaggio del "saltus" ove selve e pascoli erano gli elementi dominanti interrotti solo da qualche coltura temporanea nelle radure, era questo il paesaggio dominante nella pianura friulana appena accennato nella donazione di terre fatta dai fratelli Erfo e Marco ai monasteri di Sesto e di Salto nel 762 e da Carlomagno agli stessi monasteri nel 781.

Le selve si estendevano ai lati delle strade romane, seguivano il corso dei fiumi e prosperavano in tutte quelle zone paludose e acquitrinose che dovevano estendersi al di sotto della fascia delle risorgive sia alla sinistra come alla destra del Tagliamento fino al Livenza e oltre da una parte, fino al Natisone e all'Isonzo dall'altra.
Boschi di querce e faggi, ampie pinete lungo i litorali ove la caccia al cinghiale, al lupo e ad altra selvaggina minore era praticata su vasta scala, veniva praticato l'allevamento brado di suini per le favorevoli condizioni ambientali e allo scopo di ottenere le essenziali risorse alimentari di grassi, altrimenti carenti.

L'agricoltura medioevale, secondaria rispetto all'allevamento brado e alla caccia, era fondata sulla cerealicoltura, i terreni con pochi arbusti delle Curtis signorili venivano dati alle fiamme (debbio) e quindi arati più o meno sommariamente dal momento che la terra disponibile era tanta e non interessava la quantità di raccolto per unità quanto la resa totale.
La cerealicoltura su un gran numero di appezzamenti rendeva molto più uniforme di oggi il paesaggio delle terre coltivate, i campi erano aperti in quanto dopo la mietitura ritornavano a essere pascolati e talvolta stavano molti anni prima di essere di nuovo messi a coltura. La mancanza di qualsiasi chiusura lasciava i campi di miglio, sorgo, farro e frumento esposti alle devastazioni dei cinghiali o degli stessi maiali e pecore.

I nomi di luoghi ci permettono talvolta di individuare le caratteristiche geologiche, ambientali e colturali che quei posti possedevano nei secoli passati, così Campoformido (= campo caldo) è menzionato già dal XIII secolo, Nogaro, Nogaredo stavano probabilmente a indicare boschi secolari, Poiana (Attimis, Cividale ecc.) stava ad indicare un prato in mezzo al bosco, Ronchi o Ronchis da roncare, liberare con la roncola i terreni dagli arbusti, Panigai prendeva il nome da antiche colture cerealicole (pianta di panico) che predominavano in quasi tutto il Friuli sul frumento, così Richinvelda indicava l'area per il pascolo (vichweiden), Angorie (Langorie o langoria) indicava una lunga striscia di terreno coltivato, Arvenis da arvum = campo arativo, Altana (S. Leonardo di Cividale sec. XIII) era un'aiuola ortiva in pendio probabilmente vitata.
Queste ultime terminologie e altre di cui non conosciamo l'esatta genesi, ci portano a considerare la forma che i campi andavano assumendo con il progressivo estendersi delle colture e degli abitati in zone precedentemente destinate al pascolo.

Nell'attività rurale del Friuli dei sec. XI-XIII il pascolo aveva un rapporto economico tutt'altro che trascurabile nella economia dei villaggi, il recintare le terre era severamente proibito dalle comunità, il possesso privato delle terre di una zona era subordinato ai diritti della collettività, nello stesso tempo, soprattutto nelle terre più vicine alle capanne, era necessario coltivare gli indispensabili cereali.
La comunità rurale stabiliva annualmente la parte del territorio da coltivare e la divideva fra le singole famiglie, stabiliva qual era il periodo per l'aratura e quello per la raccolta in modo che il bestiame ad una certa data potesse pascolare liberamente sulle stoppie (i cereali venivano falciati appena sotto la spiga), il bestiame necessario all'aratura era raro e costoso, era giusto quindi che i solchi fossero più lunghi possibile e tutte le porzioni familiari vicine le une alle altre, questo sistema di rotazione coatta e di lavoro collettivo era riconducibile al criterio, fondamentale nel medioevo, che le terre dovevano essere di utilità pubblica prima che individuale e che un campo privo di messi non era più passibile di appropriazione individuale per cui le greggi di tutti potevano a una certa data pascolare su tutto.

L'universo rurale era ristrettissimo e se non si fossero rispettate le elementari regole della natura (maggese pascolato-cereali) e del fluire delle stagioni la stessa collettività rurale avrebbe finito per perdere la propria identità sociale e produttiva.
Campi lunghi o quadrati, irregolari che fossero, essi rimanevano circoscritti nelle dirette vicinanze dei villaggi o delle Curtis, immersi per così dire in un ambiente essenzialmente silvo-pastorale fino almeno al secolo XII.I grandi dissodamenti durarono fino al 1200 in tutta l'Europa e in Friuli sembra per un periodo più lungo, è questo il periodo in cui le nuove "villae" sorgono per interessamento dei monasteri o per l'unirsi spontaneo di cacciatori e pastori.Le varie Villenuove presenti in Friuli ebbero probabilmente origine in questi secoli.

-La vita nelle Campagne attorno al 1000-
Gli abitanti delle "Curtis" e dei villaggi posti lungo le strade romane si erano spesso salvati dalla furia degli invasori, rifugiandosi in quei fitti boschi che coprivano buona parte della pianura. I mezzi tecnici allora impiegati in agricoltura erano cosí primitivi che pochi giorni di lavoro intorno a grossi rami o piccoli tronchi garantivano gli utensili per smuovere un sottile strato di terra e seminare qualche cereale.
La vera lotta era contro gli alberi, in essa necessitavano preziosi attrezzi in ferro; l'attacco alla foresta era compiuto da un insieme di operazioni e di attività rurali (pascolo, caccia, raccolta di miele e cera, pece e resine ecc.).
L'ambiente naturale che circondava la capanna del contadino-pastore era solo sporadicamente attaccato dall'aratro o dalla vanga, al di là dei campi esisteva una natura tutt'altro che domata e pronta a prendere il sopravvento sulle colture di biade minute e di ortaggi (che entravano notevolmente nella dieta alimentare del medioevo).

Le bassissime rese (2 volte la semente) e gli eventi naturali e ambientali potevano vanificare il lavoro sui campi per annate intere, il bosco allora assumeva il carattere di riserva, di dispensa inesauribile: selvaggina, tuberi, bacche, ghiande, castagne, prugne selvatiche, fragole, funghi e soprattutto il miele che nel medioevo aveva una fondamentale importanza occupando il posto che lo zucchero attualmente ha nella nostra dieta.
Il sistema di decime e onoranze pagate sui "novali" contemplava molte volte obblighi di "luminaria" ad un altare, la cera era anche legata a certe affrancazioni per cui i servi una volta liberati dovevano fornire cera al santo patrono del nobile o della chiesa su cui il nobile aveva giuspatronato. Il Friuli dell'epoca, a parte i numerosi corsi d'acqua, aveva numerosi laghetti, stagni, paludi; i pesci pescati nel mare dovevano essere consumati sul posto o, salati per prendere la via delle mense cittadine, nelle campagne la pesca d'acqua dolce era molto più sviluppata di oggi in quanto forniva molti elementi nutritivi preziosi e altrimenti difficili da reperire. La giornata del contadino friulano del XI-XIII secolo era divisa fra i campi, le rive dei fiumi, degli stagni e le boscaglie.

La rotazione agraria più diffusa era quella biennale (maggese-cereali invernali) molti terreni non rispettavano alcuna rotazione, dopo uno o due raccolti consecutivi il campo veniva fatto pascolare per molti anni e ritornava solo sporadicamente a essere coltivato. Nelle aree più densamente popolate (colline, anfiteatro morenico, ecc. che erano anche quelle a clima più salubre) si era diffusa sin dall'epoca franca la rotazione triennale, una parte dei campi era seminata in autunno a segala o frumento o altri cereali invernali, una seconda veniva seminata in primavera ed aveva, miglio, legumi, panico ecc. la terza veniva lasciata a maggese, il secondo anno il primo campo era seminato in primavera, il secondo lasciato a maggese, il terzo a colture primaverili, il vantaggio produttivo sulla rotazione biennale era del 50% e inoltre i raccolti si distribuivano più uniformemente nell'annata agraria.

Nel medioevo l'orto rivestiva grande importanza; gli ortaggi si dividevano in erbe e radici ed erano fondamentalmente di origine selvatica: le rape, le bietole, le cipolle, l'aglio, i cavoli, il crescione, i radicchi, solo per citarne alcuni, erano coltivati assiduamente non solo nelle vicinanze dei monasteri ma anche in quelle chiusure cintate vicine ai borghi e alle terre dei castelli, l'orto forniva quelle essenze aromatiche e nutritive essenziali per tutta la medicina e la farmaceutica del tempo.

-Le Colture Agrarie attorno al 1000-
Le esigenze delle gastaldìe e degli amministratori della curia patriarcale favorivano certe colture, in genere venivano richiesti canoni fissi in vino, merce di facile vendita e prestigiosa per la cantina patriarcale, in frumento, anch'esso molto commerciabile, in avena indispensabile alle stalle signorili.

L'avena non doveva essere molto coltivata e probabilmente serviva solo alle scuderie patriarcali e/o signorili per cui la coltivazione veniva imposta ma non divenne oggetto di grande coltura, tuttavia con l'estendersi dei commerci nel XIII secolo il cavallo assunse un ruolo decisivo; a Gemona si contavano circa un migliaio di cavalli per il trasporto di merci, non sappiamo con certezza se in questo secolo i cavalli venissero usati nell'aratura al posto dei buoi, comunque il valore di un cavallo non sembra particolarmente elevato se esso viene equiparato a 166 giornate lavorative.

Il frumento assieme al vino è l'elemento predominante nella corresponsione dei censi in natura, doveva avere una naturale influenza nell'organizzazione dei cicli colturali, esso però entrava raramente nell'alimentazione dei rurali. Alimento ricco, molto richiesto nelle corti signorili ed ecclesiastiche, merce di qualità, veniva venduto a prezzi allettanti ed era oggetto di un traffico meno Irregolare. Nel periodo di sviluppo economico dei secoli XII e XIII, le usanze aristocratiche influenzarono le pratiche colturali per cui la coltura del frumento progredì ma il suo consumo rimaneva ristretto al buon pane bianco delle corti signorili o di alcuni ricchi mercanti di città.

Fra i cereali seminati in autunno un posto di rilievo doveva appartenete alla segale, questo cereale che sopporta bene il freddo dà delle buone rese sui terreni messi da poco a coltura e perciò ricchi di humus, è molto più produttivo del frumento in quanto tollera anche reazioni anomale del terreno rimanendo produttivo sia su terreni con Ph4 come su quelli con Ph8 mentre il frumento coltivato su terreni dissodati da poco dei boschi o delle lande non tollera l'eccesso di humus, allettandosi ancora più facilmente.
Il pane nero che era il fondamento dell'alimentazione popolare nel medioevo doveva, quindi, contenere senz'altro più segale che frumento, altri cereali minori entravano comunque nella composizione del pane consumato dai contadini e dai rurali, questi cereali minori venivano seminati in primavera e raccolti a settembre-ottobre, commercialmente il miglio e il panico valevano metà del frumento, dell'avena e della segala, avevano lo stesso valore della fava.

Non sappiamo precisamente il posto occupato da un altro cereale primaverile, l'orzo che assieme all'avena doveva coprire il terreno da aprile a settembre, l'avena come la segale preferisce i terreni acidi, quelli nati sul dissodamento di boschi, in questi terreni riesce meglio del grano, l'orzo, pur essendo meno ricco di proteine del frumento e della segale aveva il grosso vantaggio di poter essere seminato in primavera e di essere consumato quindi durante l'inverno.
Lo svilupparsi delle colture primaverili, avena, orzo, miglio, panico, sorgo, ebbe un ruolo determinante nel rendere più stabile il tenore di vita delle masse rurali; nelle annate peggiori si poteva sempre contare su una delle due semine, inoltre questa coltura mista permetteva di utilizzare meglio la manodopera domestica e il bestiame da lavoro durante tutto l'anno.

Ben presto i contadini dovevano accorgersi a proprie spese che non si potevano coltivare i terreni dissodati da poco per molti anni di fila, doveva essere quindi applicata una coltura itinerante, non possiamo assolutamente descrivere le rotazioni praticate in Friuli nei sec. XII e XIII in quanto non esistono dati attendibili, esisteva una grande variabilità e libertà, probabilmente nel XIII secolo in virtù di tecniche ormai diffuse specialmente dagli ordini religiosi (Benedettini, Cistercensi) si iniziava ad applicare in qualche contrada il sistema di rotazione triennale (grano, marzuolo, maggese), dal momento che quello dei "due campi" (uno coltivato e uno a riposo) veniva via via soppiantato dall'introduzione delle colture primaverili.

Oltre ai cereali venivano infatti coltivate numerose leguminose come veccia, piselli e soprattutto fave, queste leguminose a elevato potere nutritivo e di resa elevata ricostituivano la fertilità del terreno restringendo quindi la parte dei terreni lasciati a riposo. Miglio, panico e fave coltivate per tutto il XI, XII e XIII secolo in quantità crescente occupavano buona parte del lavoro contadino, arrivando in alcune zone a essere l'alimento di base in virtù appunto dell'elevata resa unitaria rispetto ai cereali pregiati.
La resa del frumento, orzo e segala era mediamente intorno a 2,5 volte la semente arrivando nei casi particolarmente favorevoli a 4 per uno, rese così basse danno la giusta misura della tecnica colturale del tempo, aratura e mietitura imperfetta e soprattutto mancanza di concimazioni.

Il bestiame bovino, ovino e suino viveva all'aria aperta e il poco letame che si raccoglieva veniva riservato agli appezzamenti nelle dirette vicinanze della capanna contribuendo a formare quel terreno ortivo così importante nell'economia di questi secoli.

 
 Projected and Coded by: http://www.synergie-web.it - Powered by   INSIEL     - Copyright © 2001-2002 -All rights reserved-  
Cerca   con: