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ANNO
1992
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GINO VALLE
Nasce a Udine nel 1923. Studia all'Istituto Universitario di Architettura
di Venezia dove si laurea nel 1948. Nello stesso anno inizia l'attività
professionale nello studio udinese del padre Provino Valle. Borsa
di studio Fullbright per il corso di urbanistica alla Harvard Graduate
School of Design 1951; Studio con WL C. Wheaton e W Gropius, Bachelor
of arts and regional planning 1952; Borsa di studio negli U.S.A.
dell'Institute for International Education. Docente alla Scuola
Internazionale del CIAM a VENEZIA 1952-1954. Professore incaricato
per il corso di Applicazione di geometria all'I.U.A.V, 1954-55.
Consulente di produci design presso la Solari e la Zanussi. Premio
Compasso d'Oro 1956-1962-1963. Nel 1966 consegue la libera docenza
in Elementi di Composizione all'I.U.A.V; Professore incaricato al
corso di Composizione IV all'I. U.A.V dal 1972 al 1976. Professore
ordinario dal 1976-77. Accademico nazionale di S. Luca nel 1975.
Membro del Gestaltungsbeirst della città di Salisburgo, 1983-85.
Premio Antonio Feltrinelli per l'Architettura all'Accademia nazionale
dei Lincei 1988.
TRA LE SUE OPERE:
Monumento alla resistenza a Udine, 1959; Uffici Zanussi a Porcia
(PN), 1959/61; Edificio commerciale in via Mercatovecchio a Udine,
1963/65; Uffici e Stabilimento della Fantoni Arredamenti ad Osoppo
(UD), 1973/78; Centro direzionale "Galvani" a Pordenone, 1977/82;
IBM Italia Distribution Center a Basiano (MI), 1980/82; Quartiere
residenziale IACP a Venezia, 1980/86; Banca Commerciale Italiana
a New York, 1981/83; Scuola elementari a Berlino, 1983/86; Palazzo
di Giustizia di Padova, 1984/86; IBM uffici alla Defense di Parigi,
1984/86; Palazzo uffici Olivetti a Ivrea, 7985/86.
CASA FOGHINI (ora Tesolin) a S. Giorgio di Nogaro (UD) 1952-1953.
La casa è situata in una zona residenziale centrale. Presenta un
fronte su strada in origine interamente chiuso (sul quale ora sono
state ricavate due vetrate) ed uno opposto a questo, aperto verso
il giardino. Al piano terra si trovano la zona giorno dell'abitazione,
gli spazi di servizio e una zona destinata a studio ufficio con
ingresso separato. Gli ambiti della zona giorno sono tra loro comunicanti
attraverso porte scorrevoli e pareti vetrate. Due scale (una principale
e una di servizio) conducono al primo piano dove si trova la zona
notte che si affaccia per mezzo di una grande terrazza su via Ammiraglio
Canciani. Il volume bianco della casa presenta delle accentuazioni
formali nel particolare disegno delle falde del tetto e nell'uso
puntuale della forma curva. Particolarmente raffinata risulta la
definizione dei dettagli.
D. Prof Valle, quale ricordo ha del committente Domenico Foghini
R. Non ricordo se aveva un mestiere preciso, so che sembrava uno
che aveva dei soldi e che voleva farsi una bella casa. Voleva essere
anche una casa di rappresentanza per lui. Poi non so che tipo di
vita, che tipo di affari volesse fare. Forse aveva in mente di sposarsi,
non lo so, certo era un personaggio un po' strano ed era venuto
a chiedere a noi una casa di prestigio.
D. Ha chiesto espressamente a lei di occuparsi del progetto o ha
dato l'incarico allo studio Valle?
R. Per la verità ha sempre parlato con me. Lui voleva qualcosa da
me più che dal vecchio studio di mio padre. Infatti era una casa
abbastanza complessa come concetto, come disegno. Mi ricordo che
mela ricordavo quando ero in America e sono rimasto molto male a
non vederla finita quando sono tornato nell'estate del '52. Non
so se era già finita o se è stata finita dopo.
D. Qual'è l'idea progettuale della casa, il rapporto con il contesto...
R. Guarda, ci sono due cose da dire. Era in un certo senso per me
la prima casa libera diciamo, perché quello che avevo fatto prima...
anche la casa Ghetti a Codroipo era libera ma molto piccola, era
un minimale; questa era la casa di uno che voleva una casa di rappresentanza.
Del contesto non ricordo molto, solo che era una casa di città o
di paese, per cui l'avevo messa sul filo strada, però chiusa sulla
strada e aperta verso il giardino dietro. Per me era una casa un
po' espressionista, non era una casa che voleva essere un minimale,
era piuttosto agitata e infatti io mela ricordavo cos? quando ero
in America, ed ero curioso di vedere come sarebbe riuscita. Rivedendola
qualche anno fa ho trovato che era una casa abbastanza matura come
linguaggio, non ci sono grossi sbagli, forse un po' troppa roba,
ed era collegata alle cose che io guardavo quella volta, che erano
poi i nordici, gli olandesi, Aalto (1) e compagnia... Quindi è una
casa che mi fa piacere rivedere, recuperare, e che come ti dico
avevo completamente rimosso dopo il ritorno dalla America. Ho fatto
altri esperimenti, ho fatto la casa Quaglia. Casa Quaglia a Sutrio
parte da altre idee, da altri simboli, che sono più concettuali
che morfologici. La casa Quaglia c'è chi dice che è derivata da
una casa di Kahn...(2) mala casa di Kahn è del '54, la mia è del
'52. Poi non ho quasi più fatto case singole fino alla "casa rossa",
quella di Manzano, sempre per amici perché mi son trovato anche
con la casa Quaglia in difficoltà, con il proprietario che era un
amico... perché si sentiva un po' plagiato da me. Ricordo che questo
fu forse anche il problema del Foghini, e poi per questo, credo,
che il Foghini in un certo senso si sia un po' ribellato a mia sorella
Nani che seguiva il cantiere mentre ero in America e che lui reputava
più debole di me. C'è stato un rapporto abbastanza angoscioso con
Foghini... è diventato credo angoscioso per mia sorella che doveva
gestire questo personaggio così tormentato.
D. Quindi lei della fase costruttiva, dell'edificazione non ha
seguito niente...
R. Ero via, e quando sono tornato anche mia sorella l'aveva mollato,
lui si è finito la casa da solo, però l'ha finita in maniera fedele.
D. Tra le case che ci hanno colpito nel visitare la casa c'è la
cura del dettaglio, controlla di tutti gli aspetti
R. Quello io lo faccio sempre, è una malattia.
D. È una cosa che le deriva dal rapporto con suo padre?
R. Per forza. Io ho sempre lavorato con mio padre. Mi portava in
cantiere al Tempio Ossario. lo mi ricordo - avevo 8 anni - ed avevano
appena fatto la cupola, ed io subito sù per la scaletta con il cappellano
che mi seguiva. Guardavo giù e c'era il cappellano che mi inseguiva,
che vedeva questo ragazzino di 8 anni salire sopra la cupola. Io
ho sempre seguito i lavori così, ho sempre fatto la direzione lavori.
Sai è questo: più esperienza hai più vedi, io vedo tutto, vedo l'ultimo
pelo appena entro in una stanza e quindi curo... anche quella volta
curavo.
D. Ci hanno colpito molto i serramenti...
R. Sono molto complessi...
D. 40 tipi di serramenti diversi.
R. Sì, ma sai, ti dico adesso dopo tanti anni, anche con lavori
grossi ogni volta ricominciamo daccapo, insomma non abbiamo nessun
archivio di conoscenza a catalogo, ogni volta affrontiamo il problema
e vediamo di adattarlo alla nostra esperienza, ma questo vale caso
per caso, per cui ogni volta si ridisegna tutto, anche perché è
proprio il fatto di disegnare fisicamente, entri dentro al progetto,
perché disegnandolo ci abiti dentro, per cui c'è questo uso del
disegno come strumento di conoscenza.
D. Esiste all'interno della casa un forte senso del privato. Ad
esempio ogni stanza comunica con quelle vicine attraverso tutta
una serie di aperture che permettono di passare a qualsiasi punto
della casa senza dover attraversare gli altri. Questa è una cosa
voluta, richiesta dal proprietario?
R. Quello che mi ricordo era che lui aveva delle richieste di questo
tipo, come stile di vita; quando mi hai nominato le porte ho un
vago ricordo che per me le porte erano anche troppe, anche perché
lui aveva queste manie di dire, sai, separa il giorno dalla notte,
la servitù dal padrone, ecc. Per questo ti dico che la casa per
lui era evidentemente la proiezione di uno stile di vita, che lui
pensava avrebbe avuto, avrebbe sviluppato nella casa e questo c'era,
io avevo questa sensazione di disagio perché mi sembrava chiedesse
troppo all'architetto, ma nella maniera sbagliata, non avendo le
idee chiare lui insomma. E quindi il rapporto rischiava di complicarsi,
cioè di diventare personale, che è sempre pericoloso, uno che si
fa la casa della vita, no...
D. Ci sembra ci sia in questa casa la compresenza di due fonti
separate: il modo di trattare il volume, quasi razionalista, ad
esempio l'importanza del tetto compreso all'interno del volume,
non c'è sporta di gronda... e all'interno di questa matrice alcune
accentuazioni formali legate all'espressionismo. Ci sono anche elementi
che rimandano a Wright (3), come il bow-window (4) sul retro...
forse più ad Aalto che a Wright...
R. Secondo me più ad Aalto; anche il fatto del raccordo del tetto
il cui colmo orizzontale sale, ed è un motivo che ho usato altre
volte dopo... è un motivo che in genere non viene usato ma è molto
semplice per accentuare un angolo. Come quella "trappola" di capannone
che ho fatto per Bergamin a Collalto, un vecchio capannone quello
rosso, con la punta rivolta in alto - dalla parte sbagliata perché
han messo l'ingresso dall'altra parte - però anche lì è semplicemente
il trucco di mandare una linea orizzontale che poi si impenna sù
e gira; anche lì c'è quel motivo e sono cose legate ai miei amori
giovanili, per Dudok (5), gli olandesi e per Aalto più che per Wright.
D. Anche la curva che si vede all'esterno e poi si ritrova all'interno?
R. Sì.
D. Avevamo notato questa somiglianza con la casa Ghetti di Codroipo
anche se la scala è un po' diversa...
R. Sì, ci sono questi elementi: l'elemento camino, l'elemento terrazza...
D. Anche il volume.
R. Che poi sono gli elementi secondo me più sbagliati, meno risolti.
Gli elementi più interessanti sono altri e sono quelli trovati nel
progetto, come la sagoma del tetto, il rapporto con la strada, il
muro davanti, la facciata che è appena appena piegata... ma questa
storia del camino o del bow-window e il faccia a vista insomma è
un po' cruda. Vedi benissimo che è un'opera giovanile, che ci trovi
dei cliché sovrapposti dentro qualcosa che comincia... qualcosa
che si ritrova altre volte. Lì c'era il motivo del tetto che va
sù così, c'era anche nella scuola di Treppo Carnico del '50, quindi
prima di questa. Anche questo è un motivo nordico. Quella di S.
Giorgio però era una casa rimossa.
D. Rimossa per il rapporto con il committente o perché era venuta
subito prima del viaggio in America?
R. Rimossa per le sensazioni del personaggio, che alla fine mi dava
questa sensazione di disagio e poi anche perché aveva tormentato
mia sorella, perché Nani era molto più debole di me, più fragile.
Ad esempio la casa Chiesa a Udine che è la trasformazione di una
vecchia casa, che è molto bella, anche quella l'ho dimenticata...
è venuta fuori perché in studio mia moglie l'ha nominata; avevo
rimosso anche quella perché mi aveva dato problemi... punizione
del cliente.
NOTE
(1) ALVAR AALTO, Architetto finlandese del movimento moderno (1898-1976).
(2) LOUIS I. KAHN, architetto americano, uno dei maggiori rappresentanti
del movimento moderno (1901-1974).
(3) FRANK LLOYD WRIGHT, architetto americano, teorico c fautore
dell'architettura organica (1869-1959).
(4) BOW-WINDOW: tipo di balcone chiuso sporgente per uno o più piani
dalla facciata di un edificio e interamente unito, mediante una
grande apertura, all'ambiente interno corrispondente.
(5) WILLEM MARINUS DUDOK, architetto olandese (1884-1974).
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