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ANNO
1989
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Il territorio del comune di San Giorgio di Nogaro si inserisce
nell'ampia area geografica denominata Bassa Pianura Friulana, delimitata
ad Est e ad Ovest rispettivamente dai fiumi Isonzo e Tagliamento,
a Sud dal mare Adriatico e a Nord dalla fascia delle risorgive.
L'intero sistema costituisce una zona omogenea per le sue qualità
naturali caratterizzate da un susseguirsi di olle, prati umidi,
torbiere, rivoli, rogge, fiumi di risorgiva, che sfociano in laguna,
e da residui di bosco delle pianure alluvionali. Tale sistema geografico
è formato a Nord da terreni ghiaiosi spesso misti alternati in profondità
a più cospicui depositi sabbiosi, i quali sono la continuazione
dei terreni dell'alta Pianura Friulana; più a Sud i terreni diventano
prevalentemente argillosi disposti a forma di isole o striscie allungate
verso la laguna, all'interno delle quali si insinuano delle zone
ghiaiose, sabbiose spesso miste. A ridosso dei fiumi i terreni sono
terrazzati e soggetti, in epoche non molto remote a continue esondazioni,
mentre i terreni della zona perilagunare sono tutti di recente bonifica
e hanno caratteristiche pedologiche che dipendono dal perdurare
di eccessi acquei. Ora cerchiamo di ricostruire l'evoluzione storica,
attraverso i secoli, dell'ambiente sangiorgino abitato, sin dai
tempi preistorici, lungo il fiume Corno e Zellina, come testimonia
A. Candussio nel libro "Preistoria dell'Udinese" edito nel 1981
(I. P. T. U.) " ...splendide sono le punte di frecce, i grattatoi,
le lame ritoccate... nella zona sono presenti anche alcuni frammenti
in ceramica, probabilmente appartenenti all'età del bronzo...".
La vegetazione del periodo era probabilmente caratterizzata da un'
intricata foresta di Querce, Tigli ed Olmi con i quali si costruivano
le palafitte. I primi abitanti aprirono dei piccoli spazi all'interno
di questa intricata foresta attraversata dai fiumi e costruivano
le prime capanne con legno e paglia la cui aggregazione formava
dei piccoli villaggi. Si cibavano di pesce, di cacciagione e dedicavano
dei piccoli appezzamenti alla coltivazione di cereali, lino, vigneti
e al pascolo delle greggi. Lungo il litorale la nostra zona era
ricoperta da una grande foresta, documentata poi, con l'arrivo dei
romani, da Virgilio e da Plinio il Vecchio. Essa si estendeva dall'Isonzo
sino al Po, era composta da Pini e Querce e nel basso Friuli veniva
chiamata "Silva Lupanica" (Covo di Lupi). San Giorgio in epoca romana
era attraversato dalla via Annia lungo la quale cominciarono a nascere
nuovi insediamenti legati alla stessa, come la Mutano ad Undecimum,
cioè la stazione di cambio dei cavalli all'undicesimo miglio da
Aquileia e numerose altre presenze sparse che testimoniano una certa
attività legata anche ai fiumi Corno, Zellina e alla fornace in
località Chiamana. Pur con una certa difficoltà a causa delle zone
paludose, la Bassa Friulana fu probabilmente interessata dalle opere
di centuriazione, le quali decretarono un forte sboscamento di ampie
zone del nostro territorio. Dopo la caduta dell'Impero Romano e
per quasi tutto il medioevo diminuirono le opere di sboscamento
a causa dell'abbandono delle nostre zone da parte della popolazione,
duramente provata dalle continue invasioni barbariche. L'agricoltura
fu quasi del tutto abbandonata per le condizioni precarie e fortemente
palustri che il territorio aveva assunto: infatti la Repubblica
di Venezia, nel 1420, descrisse la Bassa Friulana come ricoperta
per la maggior parte da paludi, boschi ed incolti, e più o meno
nelle stesse condizioni venne ceduta a Napoleone nel 1797. Così
descrisse Filippo Donati, latisanese, nel 1807, per ordine di Napoleone:
". . . l'agricoltura abbandonata nelle mani dei villici non possidenti,
infingardi, miserabili, restò nell'infanzia e nella barbarie...
" Ma osserviamo qual'era la situazione nel 1891 secondo i rilievi
effettuati dall'Istituto Geografico Militare: tra l'abitato di San
Giorgio e Porpetto esisteva una zona boschiva ripariale e verso
Est c'era il bosco della Foredana, proprio dove oggi si trova l'azienda
agricola Milan. A Nord Ovest, dopo l'odierno P.E.E.P., iniziava
il bosco Promiscolo il quale si estendeva lungo la roggia Corgnolizza
fino all'odiemo bosco della Sgobitta; oltre la roggia si estendeva
il bosco dei Ronchi quasi sino alla strada per Pampaluna. La frazione
di Zellina era circondata dai boschi: a Nord, presente ancora oggi
in parte, il bosco Boscat, mentre a Sud il grande bosco Urian si
estendeva sino alla strada che porta a Carlino. Oltre detta strada,
verso Sud, si trovavano altri boschetti framezzati da prati incolti
e da bassure di risorgenza fino a raggiungere le zone paludose di
origine salmastra soggette a continue inondazioni. Le zone palustri
erano fonte di diverse malattie come ad esempio la malaria e il
vaiolo ed infatti molti abitanti di Nogaro e Villanova avevano il
viso segnato da questo male. Si era sempre pensato di arginare i
terreni perilagunari per risanarli, ma un piano vero e proprio non
era mai stato redatto. Bisognò attendere il D.R. 22 marzo 1900 n.
195, intitolato "Bonificazioni di 12 categoria intraprendesi', per
trovare citati i terreni paludosi della Bassa Friulana tra i quali
Planais, Barazzetto, Casteller, Presceres, Chiamana e Coluna che
fanno parte dei comuni di San Giorgio di Nogaro, Carlino e Torviscosa.
Le prime vere bonifiche furono eseguite attorno al 1910 dall'Ufficio
del Genio Civile di Udine. Si trattava di arginature con canalizzazioni
per lo scolo dell'acqua e delle chiaviche che permettevano il deflusso
di essa in momenti di bassa marea, mentre ne impedivano l'ingresso
durante i periodi di alta. Il sistema risultò negativo per la coltivazione
delle terre prosciugate poiché il terreno risultava troppo costipato..
I lavori di bonifica a scolo meccanico, diretti dallo stato in località
Planais, vennero terminati nel 1925, mentre la bonifica della Famula
(sino allora caratterizzata da bosco ceduo, palude di strame e prato
paludoso) terminò alcuni anni più tardi. Tra la fine del secolo
scorso e la prima metà di questo si assistette praticamente al quasi
completo sboscamento di tutto il nostro territorio comunale; l'unica
presenza boschiva che giunge sino a noi è rappresentata da un pezzo
del bosco dei Larghi in località Planais (Ha 35). Il boschetto è
costituito principalmente dalla Farnia (Quercus Robur in friulano
Rol, Ròri, Ròul ), dal Frassino Ossifilo (Fraxinus Angustifolia
Vahl in friulano Fràssin) e in misura minore dall'Acero Campestre
(Acer Campestre in friulano Ajar); vi è anche una consistente presenza
dell'avifauna migratrice per lo più appartenente alla specie silvicole,
quali Fringillidi, Silvicoli e Muscicapidi. Il bosco, insieme al
bosco Sacile in comune di Carlino, è contrassegnato dal Piano Urbanistico
Regionale come ambito di tutela ambientale E 13 e unito al parco
della Laguna di Marano e Grado. Tale unione è volta a mantenere
una certa continuità tra l'ambiente naturale della laguna stessa
e l'ambiente naturale del bosco planiziale. Un'altra presenza del
nostro territorio è costituita dal fiume Corno (dal latino Comuni
in friulano Cuam il cui nome significa fiume a meandri), il quale
mantiene il suo caratteristico andamento sino alla frazione di Nogaro,
mentre oltre verso la laguna è praticamente canalizzato per asservire
come via fluviale alla zona portuale e industriale Aussa Corno.
Il fiume come del resto quasi tutti i corsi d'acqua della Bassa
Pianura friulana nasce nella zona delle risorgive in cavità catiniformi
dette olle. Le olle sono localizzate nel fondo di una depressione
più ampia la cui struttura naturalistica è formata da tre forme
concentriche caratterizzate, in modo abbastanza definito, da specifiche
associazioni floristiche e caratteri geomorfologici. All'interno
dell'olla si individua la zona sommersa, la torbiera bassa caratterizzata
dalla "Brassica Palustris" ed infine il prato umido delimitato da
macchie di arbusti o lembi di bosco formati da Carpini, Aceri, Olmi,
Ontani, Platani, Frassini e qualche Quercia. L'acqua del fiume Como
perfettamente limpida, pura e priva di depositi solidi, presenta
costanza nella portata, nella composizione chimica e nella temperatura
piuttosto fredda, costituendo in maniera tale 1' habitat ideale
di diverse specie ittiche quali l'Anguilla, la Carpa, il Luccio,
la Tinca e la Trota Fario. Lasciata la zona delle risorgive il fiume
Corno si inserisce in un paesaggio rurale di particolare pregio
ambientale dove i campi irregolari sono spesso divisi da capezzagne
e le coltivazioni non sono intensive. II fiume lungo le rive mantiene
ancora la sua vegetazione caratterizzata dallo sviluppo dell'Ontano
Nero, dei Salici e del Pioppo Nero, anche se ridotta ai minimi termini
e, in alcuni punti inesistente. Esso nasce immediatamente a sud
del comune di Gonars, attraversa i centri abitati di Castello, Porpetto,
Chiarisacco, San Giorgio e Nogaro, sfociando in laguna insieme al
fiume Aussa. L'intero sistema naturale è oggi seriamente minacciato
dalla presenza della monocoltura intensiva e le aree prospicienti
al fiume non sono soggette ad alcun vincolo e sono considerate dal
P.U.R. ambiti agricoli di particolare pregio ambientale. Dinanzi
a queste realtà c'è la necessità di creare un piano ambientale che
tenga presente tutte le realtà architettoniche, naturali e storico
rurali. Pertanto risulta molto interessante il ripristino delle
specie arboree idrofile assieme a quelle arbustive: questo secondo
gli ultimi esperti di progettazione ambientale è il miglior modo
di affrontare il recupero delle zone verdi degradate in modo tale
da dar forma ai sentieri fluviali per poter quindi raggiungere le
aree naturali e gli elementi sparsi sul territorio. I percorsi che
si dovrebbero insinuare nella campagna coltivata devono coincidere
con i sentieri consolidati dalla struttura storica, dei collegamenti
umani, attraverso i quali si possa andare alla riscoperta delle
colture dei tempi passati, come la coltura dei Gelsi, della Vite
Maritata e degli alberi da frutto. Questi percorsi dovrebbero essere
alberati al fine di consentire ai passanti una più piacevole e rinfrescante
passeggiata evitando il riverbero dei raggi solari. Le azioni di
rimboschimento di intere fascie di territorio a ridosso del fiume
in terreni per lo più a bassa redditività o incolti, assumerebbero
una forte valenza simbolica se inserite in un vasto programma che
prevede i parchi anche quali zone di educazione ambientale, dove
la vita animale e vegetale venga evidenziata. Avvicinandoci al centro
urbano di San Giorgio gli interventi previsti dal piano dovrebbero
assumere le caratteristiche tipologiche degli spazi aperti urbani
con vivai, serre, orti botanici, parchi pubblici, aree per la cultura
e il tempo libero, campi sportivi attrezzati oltre al ripristino
del parco storico Vucetich- Frangipane e Canciani. Queste aree attrezzate
dovrebbero diventare elementi di graduale mediazione tra l'ambiente
antropizzato urbano e l'ambiente naturale del fiume Corno e del
bosco dei Larghi.
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