Yuppies

 

Ci sono momenti per le vere grandi occasioni, che, una volta sfuggiti, non si ripresenteranno più, vanno colti al volo, saperli annusare nell’aria.

Una domenica mattina sot misdì, sulla curva, la grande curva di Zuccola, intravedo due yuppies/sifaperdire………, ma sì, sono loro: mè cusin Stiefin, la sua numerosa famiglia appresso e so copâri Michele, in uno dei loro rari momenti casual …….. perché non fermarsi, proprio a due passi dalla vecchia casa di famiglia, in corso di lifting.

La volevo rivedere, dopo tanto tempo e sapevo di andare incontro a un’emozione, come si va contenti incontro alle onde nei giorni di gran scirocâl. Credetemi si tratta di vedere tutt’ad un tratto, la storia della Bassa, concentrata e al tempo stesso esposta, come un intero mazzo di carte aperto, sventagliato abilmente nella mano di un prestigiatore.

La storia della Bassa che affiora e si mostra in mille particolari pur modesti o austeri, se volete ma al tempo stesso preziosi e interessanti, tutto questo in una casa. Non è, non è mai stata forse questa, una casa qualunque, ora non lo è di certo. E’ la dimostrazione di come si può coniugare l’antico, ed è dire poco e il moderno, ed è dire ancora meno, in una casa del 2000 per poi andarla ad abitare, rispettando, anzi facendo onore alle più spinte aspettative degli archeologi, degli antropologi, dei bioarchitetti e …. si spera soprattutto della padrona di casa.

 

Il prestigiatore in questione è Mikele e la sua assistente in questo gioco di alta magia è Manuela, la donna fortunata che quando farà le pulizie si dedicherà a far risplendere un’opera d’arte.

Tant da fa! Si proprio tant da fa è una casa che emoziona, che toglie il respiro. L’ho rivista quella domenica mattina nella luce del mezzogiorno, con la prospettiva di mettere in forno un pasticcio di melanzane, ma era troppo grande il desiderio di vedere cosa era diventata la stalla, dove pochi anni prima avevo presentato le mie … fragole di bosco…… sotto forma di poesie, in una serata di pioggia torrenziale, alla presenza di un coraggioso pubblico attento e divertito, spero.

Ero curiosa e trepidante, chissà se l’avevano stravolta, la mia "sala riunioni" ……. ma la pianta rampicante dai fiori rossi che allora usciva da un varco nelle tegole, lassù sul tetto, un po’ sdentato, mi rincuorava, di no vè paure, ‘o soi pur ancemò chi! era pure sempre e ancora lì. Quello era un segnale inequivocabile della cura e del rispetto per questi vecchi muri.

Le melanzane potevano aspettare ancora un po’ sotto sale e dare fuori tutta l’acqua che volevano, io avevo l’opportunità e la fortuna di fare un viaggio nel tempo e per niente al mondo me le sarei lasciate scappare.

Mi guardavo in giro come se mi provassi un vestito e trovavo che la misura delle stanze era quella di un tempo, in cui le case si vivevano, non si mostravano: spazi a misura d’uomo, ed è per questo allora che in questa casa del futuro e del passato ad un tempo, non si finisce più di stupirsi, di come ogni cosa abbia il suo posto e tutti i comfort siano così ben inseriti senza stravolgere niente, senza strafare.

Una cabina per l’ idromassaggio convive tranquillamente con un muro di pietre originali, lasciato scoperto in tutta la sua rusticità e la sua bellezza austera. Un capitello romano proveniente dalle rovine di Aquileia ? perché no? ha rivisto la luce e dalle fondamenta dove era finito a fare da rudinaz ha guadagnato un posto di prestigio in compagnia di una vecchia trave dal colore scurissimo.

E la luce, c’è molta luce in questa casa, lo sguardo passa sui muri rosati dalle tinte volutamente incerte e diverse a seconda dell’esposizione, ci si ferma ad accarezzare scorci di verde incorniciati dalle finestre di misura generosa, mentre si va su su sempre più in alto senza fatica, appagando la vista, il panorama cambia fotogramma e tutt’in giro si intravedono a tenerci compagnia viti, fichi, gelsi o anche le splendide tegole dei tetti sottostanti.

Mi mancava veramente il respiro, come in un’ascensore ultrarapido, ci si muove nel tempo, nello spazio di pochi passi …… due scalini, si deve prendere fiato, ma ecco che qui si poteva senza paura aprire i polmoni, per assaporare il profumo sano del legno e quello "di nuovo" di net , della pittura a calce, Non c’è materiale in questa costruzione che prenda lo stomaco con quegli odori sintetici che oggi ci aggrediscono ovunque, dal gelato agli aromi di sintesi, alle essenze mal riprodotte nelle plastilline con cui giocano i bambini. L’avete provato, come un pugno spietato sul naso e nello stomaco, l’odore di mela verde sintetico, negli shampo o nel bidoncino del DIDO’ di vostro figlio? Ecco appunto chi invezit, dut al sa di bon

…… alore grazie a Michele! per questo tour guidato, con modestia, ma con tutta la consapevolezza di aver fatto qualcosa di veramente speciale, di aver riassunto nel cuore di Zuccola il passato e il futuro della Bassa,

………. e a Manuela ze si podie disi, se non l’augurio che vada al più presto a godersi questo gioiello.

 

……… a fare da testimoni che non ho sognato c’erano anche loro Stiefin e Annalisa, in braccio Celeste come in un affresco, parlava con i suoi piedini scalzi, gli splendidi occhi azzurri illuminavano giustamente di cielo qualche angolo un po’ in ombra.

 

 

18 settembre 2000